cattedre per i docenti che sappiano fare il loro mestiere

5 maggio 2016 di: Magdalena Marini

È partito il nuovo concorso a posti e cattedre per il personale docente, in base alla Legge 107 del 13 luglio 2015 che prevedeva un piano straordinario di assunzioni nel tentativo di dare alla scuola i docenti necessari,  e risolvere definitivamente il problema del precariato.

La Buona Scuola ha dato il via libera al Piano straordinario di assunzioni per l’anno scolastico 2015/2016, cercando di coprire le cattedre vacanti e creando l’organico dell’autonomia. Le future assunzioni avverranno per concorso. Il concorso si presenta innovativo, ha la pretesa di selezionare i migliori docenti puntando sul merito, sul riconoscimento del percorso svolto e sulla “qualità” dell’insegnamento futuro. La regolarità dei concorsi garantirà la possibilità, per chi storicamente fa supplenze ed è in possesso di abilitazione, di poter entrare a tempo indeterminato nell’organico dei docenti. Il processo avrà una cadenza triennale per la copertura di tutti quei posti che con i pensionamenti nella scuola si creeranno: un totale di 63.712 posti che verranno assegnati nel corso del triennio 2016/2018. La procedura concorsuale ha carattere regionale con tre bandi: uno per la scuola dell’infanzia e della primaria, uno per la scuola secondaria di primo e secondo grado e uno per il sostegno.

Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini ha fatto riferimento all’età media dei candidati che è di trentanove anni, confrontandola con l’età media degli insegnati italiani che sfiora i cinquanta, affermando che l’età fa la differenza, prospettando una generazione nuova di insegnanti, una generazione che entra con una selezione nazionale. Le prove scritte hanno messo a dura prova i candidati non tanto rispetto alle competenze specialistiche, essendo già abilitati, ma piuttosto rispetto alle abilità metodologiche e didattiche da mettere in atto nel presentare agli studenti le proprie conoscenze e competenze maturate in itinere.

«La Buona Scuola e la legge 107 fanno dei processi integrativi, dell’inclusione in generale e soprattutto dell’integrazione degli alunni stranieri, un punto qualificante» ha aggiunto il ministro. «In abbinamento al concorso e alla legge sulla Buona Scuola è stata attivata per la prima volta nel Paese la classe di concorso specialistica in italiano lingua seconda (Italiano L2), nella consapevolezza che se i bambini non sanno l’italiano, o comunque la lingua del Paese in cui arrivano e in cui cresceranno come cittadini e come adulti, non saranno in grado di essere cittadini pieni, attivi» – ha commentato il ministro Giannini – «Si parte dalla lingua, che vuol dire cultura e conoscenza delle istituzioni. Questo è un processo complesso, che prevede la preparazione di insegnanti che sappiano fare quel mestiere».

4 commenti su questo articolo:

  1. Gemma ha detto:

    Auguro a tutti i precari che da anni lavorano nella scuola dimostrando alta professionalità e senso del dovere di farcela finalmente ad entrare a tempo indeterminato nell’organico “di fatto”, diventando titolari di cattedra a tutti gli effetti. Quanto al fatto di saper fare questo mestiere non sarà certo un concorso “innovativo” a stabilirlo dal momento che la tecnologia, con tutti i suoi limiti, non può essere strumento di selezione rispetto all’attitudine e alla motivazione di un buon insegnante.

  2. Terry ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo: tutto tecnologico ma la sostanza dove sta? dove sta la cultura? Conoscere tutto su Internet, su whatsapp, su quanto la tecnologia ti offre non significa avere reali conoscenze e competenze da trasmettere ai futuri cittadini sovrani.

  3. Gabriele ha detto:

    Sarà un caso che questo articolo riporta la data di pubblicazione esattamente al 5 Maggio?
    Il cinque Maggio, famosa ode di Alessandro Manzoni, dai più conosciuta come “Ei fu”.

    Si ma tutto questo perché lo collego all’argomento de “La Buona Scuola”?
    Per il semplice fatto che se questa ci può sembrare un’astrazione, differente dai nostri standard, lontana ed impossibile l’unica verità da poter dire, su questa “rivoluzione” della scuola, penso sia la seguente:

    “Ai posteri l’ardua sentenza”

  4. egidio ha detto:

    Credo che la competenza, al tempo d’oggi, non basti più, o meglio, forse non è più richiesta…Del campo scolastico son poco informato, tuttavia posso comunque ipotizzare che non c’è più l’applicazione e la voglia di un tempo nel praticare questo mestiere.Serve qualcosa che sia in grado di riformare tutto a livello strutturale. La confusione è legata allo sviluppo di una sempre più accentuata globalizzazione, fattore che non aiuta in nessun campo, ahimè!

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