resoconto di fine feste

8 gennaio 2016 di: Daria D'Angelo

Vigilie trascorse con il fiato sospeso, tra negozi affollati di gente e commessi allo stremo del sistema nervoso, con la lista dei regali da fare a persone che conosci appena. Soldi ed energie disperse per oggetti inutilmente costosi che verranno utilmente riciclati. Pacchi regalo per i quali è necessaria una fila supplementare alla quale ti sottoponi nervosamente perché la mente è sempre là: alla tua macchina parcheggiata in terza fila con la città piena di polizia municipale, sguinzagliata per l’occasione.

Il telefonino continua a mandare squittii intermittenti, messaggi di tutti quegli amici che non ti hanno mai chiamato durante l’anno e ora improvvisamente si ricordano di te e bramano dalla voglia di farti auguri carissimi, sincerissimi. E il tuo telefonino continua a intasarsi con centinaia di messaggi che non sono rivolti a te, ma all’intero elenco telefonico, sempre originali e spiritosi grazie al contributo prezioso degli aforismi di Oscar Wilde, delle frasi di Madre Teresa di Calcutta, e dei buffi (quelli davvero carini) personaggi di Schultz, ripetuti e uguali.

Cena della vigilia e pranzo di Natale, circostanze in cui puoi vedere parenti di parenti, anche loro mai incontrati durante l’anno, ma tutti sicuramente tuoi amici su Facebook. Senza contare i bambini, protagonisti indiscussi che, chissà perché, sembrano sempre troppi in queste circostanze. Spacchettano regali su regali mentre, fra una portata e l’altra, gli adulti restano a coltivare pettegolezzi nella convivenza forzata della tavola imbandita.

Poi arriva Capodanno e senti in televisione il nostro Presidente della Repubblica che formula il suo discorso dicendo che vorrebbe ricreare quella che, declinando laicamente la “Misericordia papale” lui stesso definisce convivenza civile, mentre l’impatto dell’eversione di matrice fondamentalista rappresenta un’ipoteca seria su ogni ragionevole risposta. Nel frattempo cerca di ricordare a tutti l’esigenza di non farsi ricattare da chi scommette tutto sul panico in un’Europa insidiata e spaventata dall’incertezza.

Catapultati qualche momento nella realtà, assistiamo alla crisi di un Golfo sul quale soffiano in questo momento più che mai venti inquietanti di guerra.

E mentre ancora risuona l’eco delle discussioni infinite: presepe si, presepe no, il divario fra tutto quello che accade nel mondo e l’atmosfera festosa appare una grossa parentesi anacronistica che rasenta l’assurdo.

Per fortuna, è già iniziato il conto alla rovescia, mentre meditiamo su come sarebbe bello, il mondo, se non ci fossero le feste.

3 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    pura verità!
    eppure continuiamo a fare regali inutili,
    inviare ricevere e e inoltrare messaggi di auguri,
    scartare e incartare oggetti da riciclare,
    partecipare a tavolate esagerate,
    sopportare ragazzini viziati e chiassosi,
    ascoltare il discorso del presidente,
    preoccuparci della minaccia terrorismo,
    fare il conto alla rovescia
    e ricominciare a contare
    sperando di tornare presto al lavoro
    questa è la nostra vita…

  2. silvia ha detto:

    Mi trovo d’accordo con entrambe. Ormai il Natale è stato ridotto ad una triste parodia di ciò che dovrebbe essere una festa religiosa, giacché il mistero è raffigurato proprio nel bambinello di quel presepe di cui oggi si mette in discussione, paradossalmente, la legittimità.
    Ed altrettanto paradossalmente, come credente, lancio ora una provocazione che può apparire una soluzione fin troppo drastica, ma sarebbe senz’altro una strada efficace e coraggiosa per uscire da tale impasse e troppe contraddizioni: dopo le quattro domeniche d’Avvento la domenica successiva potrebbe essere quella in cui la Chiesa festeggia il Natale di Gesù Cristo e così l’Epifania (ricordate? anche Ascensione e Pentecoste non sono più feste infrasettimanali, ma si celebrano la domenica)…il significato teologico sarebbe salvo senza la necessità di mantenere in piedi tutto questo apparato privo di senso. Non un modo per abdicare alla nostra (di chi? mi domando) “identità religiosa”, ma l’unica possibilità di salvare veramente il Natale come festa della Cristianità… tutto il resto è pura sovrastruttura.

  3. magda ha detto:

    Mondo senza feste come dice Daria? No! Che tristezza!
    Continuiamo a festeggiare ma liberiamoci dagli stereotipi.
    Feste razionalizzate come dice Silvia? Perché no?
    Così avrebbe senso per i cristiani onorare le feste e per chi non è osservante
    o, comunque con un altro “credo”, organizzare il proprio modo di vivere
    fine settimana e giorni di vacanza standard.

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