l’anello debole e il maschio infoiato

14 gennaio 2016 di: Rosanna Pirajno

Si è aperto male, questo anno 2016 sul quale si proiettavano aspettative esaltanti. Intanto per l’assassinio di Gisela Mota, 33 anni, sindaco appena eletto di Temixco in Messico, uccisa dai narcos a cui aveva dichiarato guerra in campagna elettorale; e per l’assassinio di Ruqia Hassan, giornalista e blogger siriana giustiziata dai jihadisti dell’Isis, che aveva sfidato scrivendo sul suo blog «quando l’Is mi arresterà e decapiterà, avrò perso la testa ma mi sarà rimasta la dignità, perché non avrò vissuto subendo umiliazioni».

Ad entrambe queste sfortunate compagne dedichiamo il nostro modesto impegno.

Quindi la notte di Capodanno a Colonia, e in altre città, con centinaia di donne pesantemente molestate, alcune anche stuprate, e derubate da branchi di uomini ubriachi drogati e arrapati, di provenienza araba e nordafricana. Immigrati, dunque, delle nuove ondate o già con permesso di soggiorno poco importa, ma allarma.

Tante le questioni che il fatto orrendo ancora suscita, da come mai non siano intervenuti gli uomini presenti, non soltanto tedeschi, a disperdere i maschi infoiati che attorniavano donne isolate, a come mai la polizia abbia sottovalutato la cosa anche dopo le denunce. E due le parti in causa, come sempre: l’occidente con le sue conquiste di libertà e civiltà e i suoi molti punti deboli, e il mondo arabo con i suoi tremendi sconquassi e i terrorismi da cui fuggono a migliaia. Di una si è denunciato il machismo strisciante annidato perfino nella civilissima Germania e dell’altra la condizione femminile, della donna che il fondamentalismo musulmano pretende sottomessa e soggiogata dal dover sempre stare “quattro passi indietro” all’uomo.

Scontata la reazione della destra xenofoba, che ha scatenato la caccia agli immigrati facendo leva sul sentimento di paura e insicurezza diffusa che i fatti hanno generato, e contando sulla crescente insofferenza verso i flussi migratori che le città europee non riescono ad assorbire e men che meno bloccare.

Scontato pure che le donne delle città investite da fenomeni imprevedibili ma ripetibili, come l’aggressione di gruppo, ora abbiano timore di perdere le libertà conquistate a caro prezzo dalle lotte femministe del secolo scorso, messe in crisi dall’aggressività di maschi stranieri che non hanno propriamente un buon rapporto con l’universo femminile, perdippiù bianco ed “infedele”.

Ma non dimentichiamo che la Taharrush gamea, termine arabo per indicare le molestie sessuali di gruppo usato dalla scrittrice anglo-egiziana Shereen El Feki nel suo Sex and the Citadel: Intimate Life in a Changing Arab World, la subirono per prime a piazza Tahrir del Cairo le donne che manifestavano insieme a «giovani uomini che avevano un serio problema con la realizzazione della loro mascolinità: cresciuti in un sistema politico oppressivo, disoccupati e dunque non nelle condizioni di sposarsi e tanto meno di fare sesso. Persone insomma impossibilitati a diventare maschi adulti. Questo genere di pressioni porta a grande aggressività verso chi, in una concezione patriarcale, è percepito come più debole: le donne, dunque».

Dunque è ora di cambiare registro pure nel nostro emisfero “civilizzato” in cui non mancano molestie né peggio femminicidi, e dirottare le rivendicazioni femminili oltre le disparità remunerative a parità di ruoli, o numeriche nei ruoli apicali, o di scarsa incidenza nelle politiche “al maschile”: bisogna fare i conti apertamente con la sfera sessuale maschile, appannaggio di credi religiosi distorti e tradizioni tribali che ammorbano i rapporti uomo-donna. Per dirla tutta, già li ha ammorbati il cristianesimo con la vecchia storia della mela del peccato offerta dalla femmina depravata all’innocente maschietto, e non meno l’islamismo, con le promesse di vergini a disposizione celeste dei martiri kamikaze contro gli infedeli.

Perché sono maschilismo, misoginia, sessuofobia e in fondo paura del ruolo delle donne nelle società evolute, a impedire a maschi ignoranti e fanatici di emanciparsi dalla fallocrazia che li possiede, facendoli agire in branco contro l’anello debole della società, ad ogni latitudine. E al momento non c’è altro da fare che difendersi, per aver modo in seguito di ragionare.

4 commenti su questo articolo:

  1. Silvana ha detto:

    Abbiamo deciso con Rosanna che fosse lei, che sentiva tanto lo strazio di simili azioni, a scrivere di quella maledetta sera di Capodanno io avrei commentato. Il suo articolo è praticamente esaustivo e a me non resta che ricordare l’incubo che ho da quella notte: tante donne che vagano in una semi cecità notturna incrociando mani nemiche, fuggendo da queste per incontrare altre mani, altre braccia torturatrice ed assassine. Per favore donne continuiamo a lottare!

  2. Rita ha detto:

    Purtroppo noi occidentali ci accorgiamo di questa realtà solo di tanto in tanto, mentre in altri posti come l’ India c’è chi deve portare avanti tutti i giorni il diritto delle donne alla libertà del loro corpo.

  3. silvia ha detto:

    Grazie per questo articolo, di cui sentivo la necessità e l’urgenza…

  4. Daria D'Angelo ha detto:

    Penso che si possa anche prendere in considerazione l’ipotesi di una strumentalizzazione.
    In nessun caso, tuttavia, esistono attenuanti che possano rendere meno gravi i fatti accaduti.

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