l’erba di Valentina è celeste e porta salute

12 dicembre 2015 di: Rosanna Pirajno

Anche questo può succedere, in una città sgarrupata come Palermo. Che una giovin signora si metta in testa di fare un film da regista attrice sceneggiatrice curatrice e quel che serve, e lo pensi a bassissimo budget, autofinanziato, indipendente, con la collaborazione di talenti scovati con l’occhio sperto di chi ha dimestichezza con la materia umana, chiamando a far le comparsate amici e conoscenti contenti di apparire – io per prima, che divertimento – faticando come una forsennata per mettere a posto tutti i tasselli del complicatissimo puzzle, e alla fine di alcune convulse settimane di riprese in giro per la città e dintorni riesca a chiudere il cerchio et voilà, anteprima in un gremito cinema De Seta con Sindaco e Signora plaudenti in prima fila e commozione e ringraziamenti finali a tutta la numerosissima troupe che ha contribuito all’operazione “erbaceleste”.

Erba celeste è infatti l’allusivo titolo del film che l’imprisusa Valentina Gebbia, che non si sa come etichettare tante sono le cose che fa e i campi che ara, tra scrittura sceneggiatura giornalismo conduzione di spettacoli radiotelevisivi ed eventi letterari e molte altre cose ancora, ha appena finito di girare traendo il soggetto dal suo libro eponimo, in cui tratta lo spinoso tema dell’uso terapeutico della cannabis, vietatissima erba fumata da generazioni di hippies e di recente in cauta riabilitazione per uso, appunto terapeutico, nelle fasi terminali di malattie devastanti e dolorose.

Lo storia si svolge infatti in una comunità di anziani musicisti, che nella casa di riposo in cui si sono ritirati assistono e alcuni vivono avvenimenti che sono, come dice l’autrice-regista, “metafora del mondo” e narrazione delle nostre contraddizioni, speranza nel futuro compresa.

Come dicevo, ho fatto la comparsa in due o tre set senza nulla sapere della trama né del punto in cui quelle scene si sarebbero inserite, è stata quindi una sorpresa vedere il film per intero all’anteprima, scoprire una storia di senso compiuto vissuta a spezzoni qualche mese prima, collocare gli attori nella giusta dimensione di protagonisti e comprimari dei ruoli assegnati che ti erano sfuggiti, riconoscere paesaggi e infilarne di nuovi nella collana degli avvenimenti che si susseguono, complimentarsi per la fotografia di certe scene d’esterni che non supponevi ci fossero e contassero tanto, lodare la recitazione di attori e attrici che non sapevi tali e forse neanche loro, e soprattutto dei due protagonisti Celeste-Valentina Gebbia medesima e il gagliardo Amaranto-Daniele Musso che mai prima aveva calcato scene e da ora in poi chissà, e in definitiva vedere un film-film con una storia che si dipana dal principio alla fine con colpi di scena e imprevisti che ti fanno capire quanto lavoro ci sia dietro, e rivedi Valentina e Ugo Flandina discutere animatamente prima e dopo ogni scena visionata, e i ciak tante volte ripetuti e attenti a non cambiare posto o abito o dettaglio, e alla fine pensare e sussurrarle: ce l’hai fatta, Valentina, a girare il tuo film indipendente a basso costo, un poco naif e un poco spartano, allegro e serio, ironico e divertente e soprattutto coraggioso, per l’argomento e l’azzardo di voler penetrare la muraglia del mercato cinematografico poco incline a scommettere sugli intraprendenti e indipendenti. Buona visione, andate a vedere Erba celeste quando uscirà nel circuito cittadino e sappiatene parlare, che un premio del pubblico allo Sciacca Film Fest già l’ha conquistato.

1 commento su questo articolo:

  1. Rita ha detto:

    Speriamo che circoli anche sul Continente, perché sicuramente il tema é di grande interesse

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