un paese che marcia diviso tra nord e sud

29 novembre 2015 di: Daria D’Angelo

A Messina, com’è noto, non più di un mese fa i rubinetti sono rimasti a secco per un lunghissimo periodo, un incubo interminabile per gli abitanti, me compresa. Per giorni niente docce, niente acqua per il water, niente di niente. Per cucinare la solita acqua minerale che torna utile in queste occasioni e non solo. Triste constatare che la mobilitazione sia dovuta partire dall’ormai noto twitter di Fiorello che, unendosi al coro d’indignazione sull’emergenza idrica a Messina, scriveva: «Un fatto così importante è stato persino ignorato dai media nazionali fino a ieri; l’emergenza è stata diffusa solo dalla stampa locale e dal social network. Cerco di dar voce ai tanti che mi hanno scritto nelle ultime ore chiedendo disperatamente aiuto. Immagino anziani, bambini, persone diversamente abili in preda al panico nel trovare rubinetti vuoti. Per non parlare del danno all’economia locale: chiusi negozi, scuole, università, ecc. Una situazione insostenibile, intollerabile, gravissima che merita attenzione e impegno serio e tempestivo da parte delle Istituzioni».

Ancora una volta, dietro questa emergenza una frana o un pericolo reale di frana, con cui è franata la responsabilità, l’attenzione, l’interesse dei media. Ci si è accorti che i cittadini erano senz’acqua quando ormai l’irreparabile era accaduto. E non può definirsi esagerata l’indignazione di persone ormai abituate a tutto: a vivere ancora nelle baracche del post terremoto del 1908 per un secolo, a tollerare un’autostrada a corsia unica e strade sbrindellate e pericolose, a vivere con disumana pazienza il pericolo costante di torrenti impacchettati dal cemento e pronti a esplodere alla prima pioggia.

Un cronista messinese, sulla Gazzetta del Sud ha dato voce a tutti loro: «È assolutamente inconcepibile nell’anno di grazia idrica 2015 dover peregrinare tra fontane, case al mare, studi, docce del vicino fortunato».

Lo scandalo di una grande città lasciata senz’acqua per circa venti giorni rimarrà nelle immagini dell’assalto di intere famiglie ai furgoni di improvvisati venditori d’acqua, ma soprattutto nelle foto scattate fra Taormina e Messina dove frane continue si riversavano perfino sull’autostrada per Catania,un paese e dove uno smottamento aveva spaccato l’acquedotto dell’Alcantara. Scuole, università, uffici pubblici chiusi, persone disperate in fila con i bidoni per prendere l’acqua nei punti di distribuzione, disagi negli ospedali e problemi per anziani e disabili.

Siamo nel 2015: il resto dell’Italia ha le autostrade a quattro corsie mentre qui le strade crollano.

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