la bellezza della tradizione, nel giorno dei Defunti

2 novembre 2015 di: Daria D’Angelo

Ogni anno, sempre più, la volgarità invade le vetrine delle nostre città con i simboli di una macabra festa d’importazione ormai ampiamente conosciuta, Halloween. Celebrata, come d’uso, nei paesi di tradizione anglosassone, può essere considerata un’americanata che non ha niente in comune con le nostre tradizioni. A noi appartengono pupi di zucchero, biscotti, frutti di martorana, ossa dei morti, tutti i prodotti tipici della “Commemorazione dei Defunti“ che chiamiamo per facilità Festa dei morti. Dimenticare questa ricorrenza, antica tradizione della nostra terra, rischia di allontanarci dalle visite in luoghi sacri che spesso sono dei veri e propri complessi architettonici.

Nel passato questi luoghi assunsero, in alcune città, delle connotazioni di grande rilevanza artistica. Magniloquente, ad esempio, è il Cimitero della Certosa di Bologna: un insieme di tombe dei famosi e di firme di maestri dell’architettura e della scultura. Di impronta romantica, il celebre Cimitero Acattolico di Roma che si avvia verso il 300° anno di costituzione e il cui percorso è un libro di storia della letteratura internazionale.

Lunghissimo l’elenco che arriva sino in Sicilia con il Gran Camposanto di Messina, senza dimenticare di menzionare il Camposanto di Pisa e il Verano a Roma. Con grandissimo rammarico ho dovuto costatare, nel caso di Messina, uno stato inverosimile di abbandono e fatiscenza che sta avanzando in maniera devastante rendendo inaccessibili alcune zone e assolutamente disagiato il raggiungimento di altre. Il degrado di uno dei cimiteri monumentali più importanti d’Italia mi spinge a riflettere e a temere questa esterofilia di Halloween, e mi porta ad affermare con maggiore energia il bisogno di non abbandonare i nostri luoghi e le nostre tradizioni.

Oltre al pane dei morti tipico della Lombardia e della Toscana, si propongano sempre le ossa dei morti e i piparelli di Sicilia, o quello che ogni regione propone come propria specialità. Ma, soprattutto, non vengano meno le motivazioni per compiere escursioni interessanti nei tanti musei all’aperto che sono i nostri cimiteri monumentali, anche per far sì che l’abbandono non abbia il sopravvento. Non dimentichiamo il nostro 2 novembre, giornata italiana di rispetto della nostra cultura che aveva il culto della Bellezza anche nella Morte.

3 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    C’è una volontà politica dietro tutto questo. I media parlano di Halloween come una festa acquisita e, se non partecipi, sei fuori dal tempo. Per strada carovane di mamme vestite da streghe, truccate da mostri, più vanesie dei loro figli inconsapevoli. Nei grandi magazzini vestiti fatti di pizzi, merletti e veline nere da comprare al prezzo di centinaia di euro. Dietro la porta di casa bambini che vengono a bussare dicendo . Ho visto dallo spioncino tre sagome più o meno alte con cappelli a cono e facce non riconoscibili….non ho aperto: mi dispiace ma non mi adeguo!

    • daria ha detto:

      Certo, Gemma, c’è anche una volontà politica, come dici tu, per questo è ancora più importante resistere e non adeguarsi.

  2. silvia ha detto:

    Il culto dei morti è stato sempre presente fin dagli albori della civiltà e nelle più antiche forme di religione. Tuttora in Estremo Oriente il culto degli antenati riveste un importante valore morale e ciascuno onora i propri genitori, gli anziani e gli avi di cui tramanda il ricordo. Credo sia importante ricordare in chi ci ha preceduto le nostre origini, fare memoria del passato per capire meglio il nostro presente. Feste come Halloween, che invece in modo semplicistico vorrebbero esorcizzare la morte fino a mettere in ridicolo il mistero che ad essa si ricollega, ci deprivano senza che ce ne rendiamo conto della ricchezza della nostra storia culturale e personale…teste vuote come le zucche vuote che ne sono il simbolo.

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