la differenza tra uguaglianza ed equità

27 ottobre 2015 di: Magdalena Marini

Tre ragazzi dietro una staccionata, intenti a seguire uno spettacolo sportivo di loro interesse. Tutti e tre hanno a disposizione una cassetta di legno per guardare oltre la staccionata. Il primo da sinistra è avvantaggiato: essendo già “alto” di suo, ha i requisiti necessari per poter vedere la partita. Il secondo, quello al centro, ha bisogno di quella cassetta per vedere lo spettacolo. Il terzo a destra, molto più piccolo di statura rispetto agli altri due, anche con quel supporto, non arriva a vedere oltre l’ostacolo. Il primo dei tre può fare a meno del supporto e, offrendolo al terzo, riesce a fornirgli la possibilità di raggiungere l’altezza necessaria per vedere la partita. La nozione di uguaglianza, in riferimento alle scelte scolastiche può essere analizzata a partire da queste interessantissime immagini. Dalla prima immagine si intuisce che l’obiettivo da raggiungere è l’uguaglianza degli esiti, la seconda immagine fa chiarezza sulla necessità dell’uguaglianza delle risorse per raggiungere la pari opportunità nella acquisizione di competenze.

Le competenze che tutti gli studenti dovrebbero acquisire durante il percorso di istruzione, costituendo una base per il proseguimento dell’apprendimento nel quadro dell’educazione e della formazione permanente sono quelle «di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione (Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio “Relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente” del 2006). Le competenze chiave vengono individuate in riferimento a otto ambiti: 1) comunicazione nella madrelingua; 2) comunicazione nelle lingue estere; 3) competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; 4) competenza digitale; 5) imparare ad imparare; 6) competenze sociali e civiche; 7) spirito di iniziativa e imprenditorialità; 8) consapevolezza ed espressione culturale.

Analizzare con attenzione la diseguaglianza degli esiti è sempre un buon punto di partenza per capire il funzionamento del sistema formativo. Un divario nelle competenze acquisite dagli studenti, può essere sintomo di una diseguaglianza nelle risorse godute dagli studenti. Non ci si può limitare ad una superficiale valutazione basata sul livello di impegno e sulle abilità individuali. Si fa presto a dire che quell’alunno si impegna poco, che potrebbe fare di più se solo lo volesse ecc. ecc. Per quanto il più piccolo dei tre ragazzi si possa impegnare e possa avere le potenzialità che gli permetterebbero di seguire lo stesso spettacolo offerto ai suoi compagni, non ha, inizialmente, gli strumenti per superare l’ostacolo della staccionata. Solo quando gli viene fornito lo strumento adeguato, la doppia cassetta di legno, può raggiungere l’obiettivo prefissato. La strategia per produrre un sistema scolastico equo non è semplice e comporta iniziative che non possono essere lasciate in mano agli insegnanti, ai pedagogisti, ai dirigenti scolastici, ai genitori più o meno presenti, alla burocrazia o all’amministrazione scolastica. … “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali”.

La scuola, quella della nostra Costituzione, quella pubblica rappresenta uno degli elementi più importanti di coesione sociale perché accoglie tutti senza distinzione alcuna. Essa è il luogo dove non solo si costruisce il sapere ma si formano i futuri cittadini, gli adulti di domani che, se avranno conosciuto azioni di accoglienza, di giustizia, all’interno del sistema scolastico sapranno anche essere cittadini consapevoli e responsabili. Quanto fece arrabbiare Don Milani la bocciatura dei “suoi” ragazzi all’esame, perché la considerò un’insopportabile ingiustizia. Non si può accettare un sistema che produca o perpetui le disuguaglianze sociali e/o culturali.

Rendere giustizia significa creare uguaglianza di opportunità: mettere tutti nelle condizioni di esprimere al meglio le proprie capacità individuali, eliminando gli ostacoli che ne impediscono la piena espressione e realizzazione e recuperando e colmando le difficoltà. La scuola dovrebbe individuare le strategie e le azioni da adottare per recuperare i ragazzi in difficoltà. Ma oggi la scuola è in grado di fare tutto questo? Ne ha i mezzi e le risorse?

4 commenti su questo articolo:

  1. giacomo ha detto:

    Il problema che porta all’inefficienza e l’iniquità della scuola di oggi è da attribuirsi alla scuola stessa. Ente ormai gestito male, carente di infrastrutture adeguate e personale competente o, forse, troppo esigente, poco professionale. Le nuove generazioni di docenti manifestano molta insofferenza, mancanza di attenzione, o affetto nella sua accezione morale, nei confronti degli studenti, destabilizzando soprattutto quegli studenti che già in partenza, soffrono di carenze dovute a diverse caratteristiche individuali. Il tutto porta alla diseguaglianza e, la piena espressione e la realizzazione della professione del docente stesso, non potrà, di conseguenza, avere luogo. Ritengo urgente una vera “riforma” (metaforicamente parlando) delle nostre menti e delle strategie scolastiche per gestire al meglio gli studenti per non entrare in un “circolo vizioso”

  2. silvia ha detto:

    Mi viene spontaneo, parafrasando la spiegazione data alla vignetta, fare un’associazione riguardo alle diverse possibilità di accesso alla salute ed alle cure mediche: il ragazzo di sinistra, il più alto che non necessita neppure dello sgabello dell’assistenza pubblica fa parte di quel ristretto gruppo di privilegiati che non debbono barcamenarsi tra i servizi erogati dalle Asl potendosi permettere un costoso trattamento sanitario privato, nel mezzo ci siamo tutti quanti noi che in ogni caso siamo tutelati da un servizio sanitario che, pur tra molte lacune, garantisce un’assistenza medica di base per tutti, visite specialistiche e ricoveri ospedalieri. Proprio a tutti? Qui sorge il primo problema…rimane il ragazzo di destra, il più svantaggiato, quello con meno risorse personali. Collaborando da diversi anni con il poliambulatorio Caritas, tocco con mano quanto sia difficile l’inclusione e la garanzia alla tutela della salute sia per i “nuovi poveri” italiani che per tutti quegli stranieri che a diverso titolo vivono in Italia e che devono confrontarsi con barriere linguistiche, sociali, culturali e di carattere amministrativo/burocratico quasi insormontabili per loro se lasciati soli.

  3. terry ha detto:

    La buona scuola ha i mezzi e le risorse per tutelare chi:
    si trova in una situazione più sfavorevole rispetto agli altri
    si trova in condizioni di inferiorità rispetto agli altri,
    è sfavorito per ragioni sociali, economiche,culturali
    è un BES (bisogni educativi speciali)
    è un DSA (disturbo specifico di apprendimento)
    è un disabile o portatore di handicap“ ? non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali”!
    Tutte queste categorie hanno diritto all’integrazione scolastica
    Ma non tutti coloro che operano nella scuola si attivano per migliorare
    e intervenire operativamente e concretamente
    perchè ci sia equità

  4. Francesca ha detto:

    Le strutture adeguate,le giuste risorse,le competenze degli insegnanti di sostegno… Sono pressoché sempre gli stessi elementi ad essere messi in discussione quando si parla di Bisogni educativi speciali. Forse però non abbiamo mai pensato al fatto che questi aspetti messi costantemente in discussione, siano in realtà soltanto la conseguenza di un problema molto più ampio e complesso quale la crisi di un modello scolastico tradizionale che non soltanto non riesce a rispondere ai bisogni speciali, ma neppure ai bisogni di tutti.
    Una scuola non di cittadinanza ma forse troppo meritocratica,che da troppo tempo dimentica o colloca agli ultimi posti i bisogni di ogni singolo alunno.

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