epica femminile, un libro ne parla

1 giugno 2015 di: Gisella Modica

L’epica classica è narrazione in versi che fa fulcro sulle gesta guerriere o avventurose dell’eroe, rivolte ad una comunità per confermarne una visione del mondo sancita dal passaggio di potere dal padre al figlio, all’interno della quale la figura dell’alterità è affidata ad una donna che assume il ruolo di capro espiatorio.

Ma impresa epica è anche tentare una propria rappresentazione del mondo, affinché vi si trovi un senso consono al proprio desiderio. E’ quanto hanno fatto e continuano a fare le donne che hanno acquisito, grazie al femminismo, consapevolezza di sé e partendo da sé fanno mondo.

Non c’è impresa se non c’è spostamento interiore; ma anche spostamento di menti e di corpi da una parte all’altra del mondo per fuggire dalle guerre, in cerca di lavoro, di pace, di futuro per sé e per i propri figli.

Partendo da queste considerazioni e dalla motivazione al Nobel assegnato a Doris Lessing, definita “epica cantatrice dell’esperienza femminile”, le autrici attraverso cinque parole chiave – eroina, impresa, mondo, coraggio, spostamento – si chiedono se esiste un’epica femminile; se cantare da donna l’esperienza delle donne, farsi voce di una comunità in passato esclusa dalla collettività può considerarsi impresa epica al pari di quella di Omero. E lo fanno spaziando dalla letteratura italiana del Novecento a quella di autrici contemporanee italiane e straniere; dalle narrazioni di esilio e migrazione ai romanzi e ai film della diaspora indiana; fino ai racconti di giovani donne italiane che hanno voluto/dovuto vivere altrove.

Quello che ci interessa, scrivono le curatrici, è una rimessa in gioco dell’epica e dei suoi confini che veda la ritessitura della rete attraverso una molteplicità di racconti femminili, le cui protagoniste sono donne che agiscono fuori dagli schemi e dal destino prestabilito; donne che si spostano fisicamente, oltre che mentalmente dai canoni tradizionali, alla ricerca di un futuro e di un lavoro; donne che fanno imprese culturali e non.

Donne “diversamente epiche” che già tessono un mondo che però «s’intuisce ma non è ancora interamente delineato» se non nell’arte e nella letteratura.

Epiche. Altre imprese, altre narrazioni, a cura di Paola Bono e Bia Sarasini, Iacobelli editore, 2014, pp. 239.

1 commento su questo articolo:

  1. martina ha detto:

    Abbiamo studiato a scuola i poemi che esprimevano caratteristiche umane al maschile: identità nazionale, passione politica, amore, odio, guerra, pace, generosità, avarizia, coraggio, viltà, ansia di conoscere e di viaggiare, desiderio di ritrovare i propri affetti….tutto condito da estrema violenza, ferocia, desiderio di vendetta, autorità assoluta dei capi, senso dell’onore.
    E le donne? Sottomesse o passionali, sentimentali, spesso irragionevoli, madri, figlie, mogli devote, amanti occasionali, simpatiche, antipatiche, spettatrici silenziose e passive…..
    Riusciranno le nostre eroine nell’impresa di diventare diversamente epiche? Leggeremo volentieri il libro proposto.

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