Youth di Sorrentino, film sofisticato

30 maggio 2015 di: Veronica Arena

Fred e Mick, l’uno ex direttore d’orchestra l’altro regista ottantenne, sono amici di vecchia data in vacanza in un resort della Svizzera. La loro storia, fatta di segreti, lutti e paure si snoda attraverso una costante dicotomia che investe i campi d’indagine più vari: giovinezza/vecchiaia, cinema/televisione, musica classica/pop, passato/futuro, aspirazioni/realtà, genitori/figli. La narrazione è costellata di personaggi misteriosi e irrisolti. Dall’attore intento a studiare un nuovo ruolo alla nuova miss Universo, passando per coppie silenziose ed infelici e scalatori impacciati. Ed è grazie a questo caleidoscopio di personalità improbabili che il film cambia spesso registro, alternando momenti “naturalistici”  a visioni surreali–proiezioni delle frustrazioni dei protagonisti. Ad unificare il tutto una colonna sonora magistralmente associata alle immagini, sonoro contrappunto dei fluidi movimenti di macchina, delle inquadrature di paesaggi mozzafiato e delle lentissime carrellate che si avvicinano ai volti dei personaggi.

La storia sembra restare in bilico tra ascesa (l’arte) e discesa (la morte) e si configura come una riflessione ad ampio respiro sul cinema, sulla musica, sui rapporti umani, sul senso di perdita e sull’immagine che il singolo ha di sé rispetto a ciò che gli altri vedono. Emblematico il caso dell’attore impersonato da Paul Dano, che nel suo sforzo di essere riconosciuto come performer impegnato cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di un supereroe interpretato tempo prima (impossibile non cogliere un velato riferimento a “Birdman”).

Persino osservando il rapporto tra i due amici è possibile notare approcci totalmente differenti nei confronti dell’arte, della vita e dei ricordi. Fred, attanagliato dal senso di perdita si rinchiude in un’apatia senza via d’uscita mentre Mick combatte il senso ineluttabile della morte con l’ambizione di fare il suo ultimo “film-testamento”.

E ancora l’atipico rapporto che Fred ha con la figlia, che rimprovera al genitore la sua assenza causata dalla sua totale devozione nei confronti della Musica. Un odio-amore che a tratti sembra essere risolto e che in altri momenti ritorna nuovamente alla luce rivelando un epilogo frettoloso, almeno in questo senso.

“Youth” resta comunque un film sofisticato, con dialoghi brillanti ed interpreti meravigliosi. Un film che oscilla tra eleganza di immagini ed un senso del kitsch al limite del sopportabile (spesso fine a se stesso), giustificato soltanto perché posto all’interno di una struttura che è un riuscito esercizio di stile all’interno del quale però, il messaggio finale sembra perdere la sua efficacia.

6 commenti su questo articolo:

  1. Rosanna Pirajno ha detto:

    l’ho visto ieri e mi riconosco alla perfezione in questa recensione, a meno del kitsch che non riscontro…

  2. Jolanda ha detto:

    Ha ragione Rosanna la recensione è impeccabile ma non ho trovato kitsch, ne volgarita comunque per il resto concordo

  3. Veronica ha detto:

    Innanzitutto vorrei ringraziarvi per i complimenti, soprattutto quando comprendi di aver centrato il punto, in un certo senso.
    Per quanto riguarda il senso del kitsch che ho riscontrato nel film – nell’articolo non ho per niente argomentato quest’affermazione, me ne rendo conto – mi riferivo soprattutto alle immagini/epifanie che sono presenti durante l’arco della storia, o all’aspetto volutamente “carico” e leggermente grottesco di certi personaggi (il Maradona per esempio, e persino il soprano alla fine del film) Anche il videoclip della cantante pop ha contribuito a creare questa percezione, ma è comunque inserito nel contesto del sogno/incubo risulta e dunque a suo modo geniale; o ancora lo sfogo della figlia che sbandiera i segreti del padre, mentre la telecamera resta immobile sul suo viso, mi ha ricordato quello sgradevole isterismo alla Muccino che io personalmente non amo.
    Ho trovato tutto “troppo”, non saprei come altro spiegarlo, ma sono sicura che se il film fosse stato un po’ più scarno in questo senso il messaggio del film sarebbe stato più toccante e più immediato, nonostante si tratti di un cinema colto e non per tutti i palati.
    Resta il fatto che Sorrentino, ancora una volta, si è dimostrato capace di plasmare delle immagini meravigliose e dalla realizzazione tecnica impeccabile, non facile da trovare tra i registi italiani del nostro tempo.

  4. Veronica ha detto:

    Scusatemi comunque, ho scritto il commento in preda alla foga del confronto e non l’ho riletto 😉

  5. Rosy ha detto:

    Concordo con te, mi è piaciuta moltissimo la colonna sonora i dialoghi gli attori e lo stile sorrentino il cinema lo sa fare.

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