Due o tre cose sul reddito di cittadinanza

14 maggio 2015 di: Simona Mafai, 15 maggio

Colgo (e contestoi) alcuni particolari della  proposta  M5S sul  “reddito di cittadinanza”.  Osservazione n.1. Ad ogni cittadino nullatenente (uomo o donna, suppongo!)  che non ha lavoro, è versato un  assegno mensile di 780 €. Ma oggi 780 €  è il mensile medio di molte lavoratrici e lavoratori di bassa categoria; inoltre la somma indicata supera di alcune centinaia di € molte pensioni maturate con contributi regolarmente versati. Non lavorare, quindi, sarebbe quasi più vantaggioso che lavorare. Osservazione n. 2. L’assegno dura fino a quando il soggetto non ha un regolare lavoro, e gli è tolto solo se ha rifiutato per tre volte altrettante proposte di lavoro fattegli dai Centri per l’impiego. Ma quando mai si riuscirà a fare ben tre successive proposte di lavoro a ciascun percettore del reddito? Nella maggior parte dei casi, il reddito diventerà perpetuo. Osservazione n.3. Quante persone ci vorranno per verificare lo stato economico di chi aspira ad avere il reddito di cittadinanza, per vigilare che non lavori in nero, per  raccogliere le offerte di lavoro, presentarle all’interessato  e registrarne l’accettazione o il rifiuto? Occorrerà un piccolo esercito di impiegati ad hoc: forse l’unica  seria prospettiva di occupazione conseguente alla proposta “grillina”.

Il tema del “reddito di cittadinanza”  viene buttato tra le gambe del governo,  mentre è stata  da tre mesi varata la nuova legge sul lavoro, mentre debutta il nuovo sussidio di disoccupazione (naspi), mentre si devono rimborsare a milioni di pensionati  due anni di  scatti di contingenza. Con un pesante, inaspettato,  aggravio di bilancio.  Con la richiesta di istituzione  di un  “reddito di cittadinanza” (richiesta che raccoglie   indubbiamente una simpatia popolare) viene  messo sotto ulteriore pressione un Governo, con difficoltà di cassa,  che aveva promesso (e non potrà mantenere) la riduzione delle  tasse.

Naturalmente ogni partito ha pieno diritto di fare le sue proposte, anche le più scabrose, gettandole  nell’àgone del dibattito politico. E la  proposta del M5S è del tutto coerente con la sua strategia complessiva, che mira al rovesciamento del Governo Renzi.. Sorprende però che ad esso si siano affiancati, non soòo (com’era logico) gli altri gruppi di opposizione, ma anche esponenti della minoranza  PD, e perfino l’associazione “Libera”! Ma “Libera” non è nata e cresciuta con la specifica finalità di lottare contro le mafie e sostenere le cooperative che gestiscono i beni confiscati?  Evidentemente “Libera” ha ormai altre ambizioni e si propone di agire come un  soggetto politico complessivo.  Non diversamente dalla “Coalizione sociale” di Maurizio Landini. Aggregazioni in vista?

Ultima considerazione. E’ un po’ triste che la marcia Perugia-Assisi, inventata e condotta per anni dal pacifista Aldo Capitini, e che ha visto sfilare centinaia di migliaia  (milioni) di persone per la pace, l’intesa tra le religioni, l’armonia tra i popoli – i grandi temi del mondo di oggi –  sia stata utilizzata per una manifestazione di carattere politico-sindacale.

Chi avesse la voglia (e il tempo) di approfondire, anche dal punto di vista teorico, il tema del “reddito di cittadinanza”, può guardare il libro del filosofo Slavoj Zizek, ”Vivere alla fine dei tempi” (ed. Ponte alle Grazie), che dedica all’argomento molte pagine (328/342). Ne traggo due citazioni: “Il reddito minimo renderebbe possibile di accettare e rendere funzionale la tendenza verso l’emarginazione dell’80% della popolazione all’interno dell’economia”(p. 333)  …..”Il nostro diritto fondamentale è sempre più semplicemente il <diritto alla dipendenza>”… (p. 334))

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