violenza e prevenzione, il corretto linguaggio

14 marzo 2015 di: Federica Aluzzo

Basta dire “contro  la violenza sulle donne”, bisogna parlare di “rispetto delle donne”. Sono state innumerevoli le iniziative che hanno animato Palermo in questo week-end dedicato alla Giornata internazionale della Donna, intraprese da istituzioni, associazioni, artisti, cittadini e cittadine. Piazze e Palazzi sono stati riempiti da convegni e manifestazioni con lo scopo di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione dei fenomeni di violenza, fare il punto sul ruolo della donna nella società, e di rendere onore e premiare donne che si distinguono per il loro impegno sociale (“La Bellezza Prende il Palazzo”, organizzata dal Comune di Palermo). Sono stata felice di constatare quanto il tema dell’eliminazione della violenza sulle donne sia sentito tanto da emergere ed esplodere in un urlo di “stop!” nel momento in cui si ha l’occasione. Sono rimasta colpita dai temi trattati a L’INFODAY #cosedauomini con rappresentanti dell’Ass. D.i.Re e Le Onde, tenutosi al Maria Adelaide: la necessità di prevenire la violenza comunicando da uomo a uomo (Prof. Francesco Seminara e Giuseppe Burgio) e di come oggi capiti sempre più spesso che gli uomini facciano outing, riconoscano di aver avuto atteggiamenti violenti e chiedano aiuto.

Inoltre reputo di fondamentale importanza il confronto nato sul linguaggio: per prevenire la violenza non è importante solo decidere di parlarne, ma è fondamentale stare attenti a come se ne parla, al “linguaggio” che si usa. Del resto tutti conosciamo la frase storica: Non Contro la Guerra ma a favore della Pace… Questo affermava Madre Teresa di Calcutta dicendo: «Non invitatemi mai ad una manifestazione contro la guerra, ma se ne organizzate una a favore della Pace invitatemi». Questo è anche un principio della Legge di Attrazione per cui non bisogna focalizzarsi e chiedere ciò che non si vuole, ma desiderare fortemente e chiedere ciò che si vuole. Può sembrare una banalità, ma lo reputo di estrema importanza. Contrastare, lottare contro un fenomeno negativo rischia di amplificarlo. Se invece si punta l’attenzione sul fenomeno positivo corrispondente facendolo crescere, automaticamente quello negativo diminuirà. Se c’è buio non posso lottare contro il buio, ma devo accendere la luce ed il buio sparirà. Così lavorare o fare un evento “Contro la Violenza sulle Donne” potrebbe generare sempre più violenza, perché più si parla di uomini violenti più si rischia che gli uomini, i ragazzi, considerino normale esserlo perché così fan tutti. Inoltre tutto questo sta creando una generazione molto più ansiosa e spaventata delle precedenti, sta facendo aumentare la paura di amare tra le ragazze, perché il loro amore potrebbe trasformarsi in un uomo violento di cui sarà difficile liberarsi. Mi chiedo quindi qual è il messaggio che sta arrivando ai giovani.

La responsabilità che hanno i media che, con telegiornali e trasmissioni spesso mercificano la violenza, e tutti coloro che trattano questi temi con i ragazzi, è enorme. Occorre estrema attenzione nella prevenzione ed evitare di enfatizzare la violenza usando termini ed immagini cruente che possono sconvolgere. A tal proposito propongo, nei progetti il cui obiettivo è prevenire la violenza, piuttosto che parlare di lottare “Contro la violenza sulle Donne”, lavorare per “Sensibilizzare al Rispetto delle Donne” o meglio lavorare per le 3R: Rispetto Reciproco nelle Relazioni; e nel caso di progetti in cui la violenza sia già conclamata, piuttosto che impegnarsi Contro la violenza, lavorare per la Tutela delle donne vittime di violenza. Che il linguaggio abbia un suo peso e il cambiamento del linguaggio possa avere un grande impatto nella società, lo ha ribadito in questi giorni anche la Presidente Boldrini sostenendo che un’ulteriore conquista da fare è l’appellativo al femminile di alcune figure professionali, ad es. la Presidente, la Ministra, l’Assessora, la Consigliera… Il linguaggio può e deve accendere la luce e non alimentare il buio; e per accendere la luce occorre che ci sia contatto ed elettricità.. fare rete con entusiasmo, come avvenuto in questi giorni a Palermo.

5 commenti su questo articolo:

  1. Francesca Diano ha detto:

    Io penso che sia molto utile desessualizzare la violenza. Finché la si collega in modo troppo stretto al mondo femminile, in qualche modo la si confina ancora all’interno di quel recinto già angusto che è la parte femminile della società. Invece il problema è generalizzato. Questa è una società molto violenta, perché piena di rabbia, di frustrazioni, di risentimento e i deboli se la prendono con i più fragili, donne, sì, ma anche bambini, anziani, emarginati.
    Le stragi di famiglia a opera del capofamiglia sono più frequenti di un tempo. Certo che i media hanno una responsabilità enorme, come i videogiochi, certa musica devastante, i rave parties. Situazioni e luoghi che non facilitano la serenità o la riflessione su se stessi e sugli altri.

  2. Ornella P ha detto:

    Federica, bellissimo articolo. Apre alla luce della Ragione. Grazie.

  3. Luisa ha detto:

    Brava.. è un articolo da condividere. Dai prossimi eventi non userò più la dicitura “Contro la Violenza sulle Donne”. ci dobbiamo impegnare tutti sull’uso corretto del linguaggio.. mi piace per il Rispetto reciproco nelle Relazioni.

  4. Antonella Monastra ha detto:

    Cara Federica
    certamente ridefinire in positivo le cose è un obiettivo importantissimo e condivisibile, sbagliata la morbosità con cui i media, anche in trasmissioni “a favore delle donne” trattano e descrivono il fenomeno ingenerando anche l’ansia tra le giovani donne di cui tu parli. Però attenzione a non diluire troppo la terminologia con cui si definisce la violenza. E’ stato grazie al “nominare” la violenza di genere e specificatamente degli uomini sulle donne che siamo riuscite a far emergere il fenomeno e ad iniziare a combatterlo. Come sai in un passato anche recente la violenza sulle donne non esisteva come categoria relazionale (avallata addirittura dalle leggi) e nemmeno come definizione verbale e dunque era una fatto privato ed invisibile. E se le ragazze si proteggono un pò di più non è poi così male…..

  5. Antonella Cacciatore ha detto:

    Bravissima Federica!Condivido quello che hai scritto, ed è fondamentale focalizzare l’attenzione proprio sul linguaggio…dici bene, sembra banale ma non lo è…I nostri pensieri che vengono portati all’esterno con le nostre parole generano le nostre azioni…ecco quindi come ritengo sia fondamentale come hai illustrato nel tuo articolo focalizzare l’attenzione su quello che vogliamo…bene: se vogliamo rispetto usiamo un linguaggio che apra la strada a tale concetto e sempre in maniera positiva. La legge di attrazione che piaccia o no ha davvero la sua importanza. Siamo donne, lo siamo per la pace , per il rispetto, per la parità, per la libertà e per i nostri diritti di mamme, figlie, ecc ecc. Fare rete è fondamentale, unire le forze è la via della conquista e del bene. Accendiamo la luce della ragione e dell’azione, illuminiamo i nostri pensieri con spirito di collaborazione e con una luce che possa davvero indicare una strada che tutti possiamo percorrere. L’uso corretto del linguaggio è uno dei primi passi….dalle parole che la nostra bocca emette seguiranno fatti concreti.

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