uno solo a pagare, per i misteri di una notte brava

31 marzo 2015 di: Fortunata Pace

La condanna di un colpevole, o presunto tale, non dovrebbe creare rabbia o sollievo a seconda delle convinzioni di una opinione pubblica trascinata, ora come non mai, da continue pressioni mediatiche, spesso di chiara motivazione: infatti la vittima giace e per di più da alcuni anni, stroncata da violenza altrui e ritratta sui media in una foto vecchia per le lungaggini e le controversie processuali che la lasciano in cronaca, la famiglia convive con un dolore che tuttavia del misfatto chiede chiarezza per non dire giustizia, termine che non appartiene e probabilmente non può all’apparato della legge o persino allo spessore di chi tale apparato amministra, la gente partecipa e aspetta un esito che ponga fine plausibile alla vicenda, ma si ritrova smarrita e si convince che ove un colpevole alfine la fa franca senza subire disturbi dalla propria coscienza (che si è largamente mostrata sorda), subirà comunque il giudizio di un dio.

Ora di Amanda, giovane bella ricca, che con un libro-spazzatura ha fatto tre milioni di euro e attende di essere risarcita (dai magistrati che avevano osato ritenerla colpevole, messi al tappeto da colleghi di altro avviso), che si sposerà, divorzierà e magari farà ove voglia la diva, ci importa poco e ameremmo dimenticarla, lei con la sua America che gradiremmo meno autoreferenziale. Altrettanto non dobbiamo seguire la buona sorte di Sollecito (che tutto è meno Forrest Gamp, e vorremmo ricordare al suo fortunato difensore che col codice arriva la fama, ma col cinema assai meno), ritornato ai suoi studi e alla sua ben forte famiglia.

Ciò che vorremmo sapere è perché il terzo protagonista Rudy abbia una condanna per concorso in omicidio, visto che pare lo abbia commesso da solo, e perché sia il solo a pagare il fio di una notte brava. Non certo perché di colore, senza soldi o amici, senza attenzioni, ora più che mai. Un altro indiziato che Amanda riuscì a trascinare nel gioco perverso di questa ignobile vicenda, riuscì fortunatamente ad uscirne. Rudy invece, con la sua chiara sentenza di condanna, c’era e paga. Da solo, per tutti. Per lui il fatto sussiste e noi sappiamo che sussiste anche una vittima. Se non ci fosse lui a pagare, sia pure in misura ormai divenuta equivoca, non saremmo neppure certi che esiste una vittima: Meredith. Un requiem per lei e un pensiero di vana solidarietà ai suoi cari.

2 commenti su questo articolo:

  1. Lucio ha detto:

    Io la vedo così: la Bongiorno vince tutte le cause ed è lei che ha vinto. Se fosse stata l’avvocato di meredith, oggi sollecito sarebbe stato giudicato colpevole così come amanda. Penso alla vittima che non è mai stata al centro del processo perché il centro l’hanno regalato al biondo italiano e alla bionda americana! In ogni caso una vera vergogna per la giustizia italiana che ancora una volta dimostra debolezze e falle….

  2. Gemma ha detto:

    Ho amato Forrest Gump considerato da tutti poco intelligente. Escluso e maltrattato, quando si libera dei sostegni meccanici delle sue gambe malformate, diventa un corridore, poi un campione di baseball. Diventa un eroe, stringe la mano a tre presidenti americani, assiste ai movimenti studenteschi, fa casualmente esplodere il caso Watergate, suggerisce le parole di Image a John Lennon e per tutta la vita è innamorato di Jenny che, inquieta, irresponsabile, spregiudicata, si scoprirà, madre del figlio di Forrest. Alla fine rimane col suo bambino.
    E’ un “puro che si vede coinvolto in cose di cui non si è nemmeno reso conto.
    Un paragone, utilizzato nella causa citata, poco azzeccato, anzi molto infelice.

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