da che parte stai?

3 febbraio 2015 di: Ornella Papitto

La nostra è l’epoca del barcamenarsi e verrebbe immediatamente voglia di scrivere … “ma anche”. E invece no. Proprio questa espressione breve e banale ha sdoganato il verbo “barcamenarsi”. “Ma”: avversativa e “anche”: particella copulativa. Ossimoro? Paradosso? Si, ma soprattutto confusione mentale. Adesso capisco perché il sig. Veltroni non mi ha mai convinta nel suo esplicito barcamenarsi, nel confondere il verbo “coniugare” con quello di “barcamenarsi”.

È stato il “colpo di grazia” inferto alla Sinistra. Questo in politica e non solo.

Qualche giorno fa ho letto un commento chiaro, ragionevole. Chi scriveva affermava che più volte si è sentito fortemente offeso da alcuni giornali italiani, ma non per questo motivo ha pensato di armarsi per uccidere i giornalisti interessati. L’offesa, l’onta ha bisogno di sangue per essere lavata? Quest’immagine, già di per sé, fa inorridire. Uomini sanguinari, ebbri; uomini con personalità dipendenti, bisognosi di dominare e chi domina vuole essere sempre dominato. Uomini e anche donne che usano la religione come scudo e arma per sottomettere e svuotare la volontà altrui, di chi non acconsente alle loro richieste e di chi non aderisce al loro delirio mistico costruito. Profittatori materialisti.

Hanno dato avvio al regime del terrore e sono secoli indietro. E se in Occidente non prendiamo una posizione chiara e netta, rischiamo di barcamenarci tra i musulmani e gli ebrei, nell’illusione di poter “rimanere a galla”, evento impossibile perché al primo scossone, l’equilibrio non viene mantenuto e si cola a picco: chi si barcamena corre il pericolo più grave. È necessario fare una scelta di campo, definitiva, non più rinviabile.

Secondo me il nodo da sciogliere non è tra “chi crede” e “chi non crede”. Due realtà rispettabilissime. Il nodo compare quando chi crede fideisticamente in un’entità astratta e non scientificamente verificabile, nutre la pretesa di essere superiore rispetto a chi non crede e nutre anche la sommersa convinzione che la Fede debba essere anteposta alla Ragione. Io non ci sto. Chiedo a tutti quelli che professano le loro fedi (ai cattolici, ai musulmani e agli ebrei) di esplicitare se al primo posto nella loro scala di valori mettono la fede o la laicità. Solo così potremo smettere di barcamenarci tra uno Stato laico, razionale e una Stato fideista, irrazionale.

Questo è il nodo e fino a quando non lo scioglieremo con coraggio e determinazione, le guerre continueranno a mietere vittime in nome di un primato, di una superiorità tra le tre e più fedi. Follia organizzata.

2 commenti su questo articolo:

  1. Rita ha detto:

    Ah, se ritornassero i lumi della ragione, possibilmente non santa!

  2. Susanna ha detto:

    Hai centrato il punto cara Ornella il nodo non è fra chi crede e chi non crede ma nel modo in cui ognuno di loro crede, in cui ognuno di loro si sente laico.

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