storia di Ciccio

20 gennaio 2015 di: Francesca Traìna

Queste brevi storie facevano il giro dei paesini delle Madonie. Tutti sapevano i nomi di quanti emigravano alla ricerca di lavoro e fortuna. I vecchi, con gli occhi lucidi, le raccontavano la sera intorno al braciere. Potrebbero sembrare storie di “ordinaria emigrazione” se non fossero la storia di quel grande dolore soggettivo e collettivo che attraversò il nostro e tanti altri paesi.

Oggi la storia si ripete. Sono cambiati soltanto i nomi.

Nessuno seppe mai come e quando arrivò a Buenos Aires.

Avevo cinque anni quando decise di partire.

Non capii nulla di quel dolore che solcò l’oceano.

Ciccio faceva il fabbro nel paese di montagna. Era il terzo di sette fratelli.

Arrivò in Argentina sapendo solo di chiamarsi Ciccio Macaluso. Il resto era gelo nelle tasche e intorno. Aveva venduto l’anima al diavolo per traghettare all’inferno.

Alla partenza finse la spavalderia degli anni ma le lacrime – quelle – non le vide nessuno. Gli scoppiarono dentro.

Tante braccia arrivarono in America insieme a quelle di Ciccio. Braccia a buon mercato. Non erano che questo. Braccia che si offrivano in cambio della propria vita e della vita di quanti erano rimasti in quel paese della Sicilia aggrappati alle zolle ritorte di una terra povera di frutti e d’acqua.

La storia di Ciccio diventò leggenda come quella di tanti altri fuggiti in cerca di lavoro.

Ciccio portò con sé un cartello sorretto da un pezzo di spago a forma di collana dove aveva scritto: cerco mio patre Filippo Macaluso emigrato della Sicilia.

Sceso dalla nave lo mise al collo con la speranza negli occhi.

4 commenti su questo articolo:

  1. Adele ha detto:

    storie vere, quanta tristezza! Questo è successo e, come scrive l’autrice, succede ancora.

  2. Guido ha detto:

    Francesca traina con questa storia, apparentemente semplice, mi ha riaperto il mondo terribile delle emigrazioni postbelliche che sono le stesse che oggi spingono tanti disperati a solcare il mare per raggiungere paesi che li respingono, quando non li lasciano morire. Uno scandalo internazionale che non viene affrontato e che dà spazio alle politiche razziste di salvini e della bionda fascista francese, le facce peggiori dell’Europa conservatrice.

  3. giuseppe larosa ha detto:

    storia molto toccante e profonda che racconta il dramma di ieri e di oggi dell’emigrazione.

  4. Claudia ha detto:

    E’ importante ricordare a chi l’ha dimenticato che anche noi italiani abbiamo vissuto lo stesso dramma che oggi vivono molti altri popoli che fuggono da guerre e carestie. E’ insopportabile l’idea che il razzismo si spinga oltre ogni etica e che si dia spazio e pubblicità nelle televisioni italiane a squallidi politici che incarnano xenofobia, razzismo ecc… Questo raccomto è un pugno allo stomaco per chi ha dimenticato e per “non dimenticare”.

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