la colpa di charlie hebdo: dissacrare, ridicolizzare

9 gennaio 2015 di: Ornella Papitto

Dissacrare, essere irriverenti, ridicolizzare non è profanare. Dodici morti. Un numero che ai cattolici ricorda una storia importante. Capisco immediatamente che è stato un attacco violento alla libertà di espressione; non tanto alla libertà di pensiero, che rimanendo sommerso, per paura, non è più pericoloso, ma è stato un attacco distruttivo, mirato alla libertà di espressione.

Questa mattina presto vagavo alla ricerca di una motivazione che avesse potuto evidenziare la ferocia di quell’atto barbaro, ed evidenziare la differenza tra la nostra cultura occidentale e la sottocultura integralista che ha armato le loro mani assassine.

Mi chiedevo che cosa avessero mai fatto di così “orribile” per subire tanta ferocia.

Il giornale usa la dissacrazione, nell’accezione di «un atteggiamento di generica irriverenza verso idee, opinioni, istituzioni o persone, non necessariamente fondato su una esplicita e razionale contestazione o negazione del loro carattere sacrale».

La dissacrazione, l’irriverenza non nega la sacralità.

La ridicolizzazione, secondo me, ha armato quegli uomini. La ridicolizzazione è considerata più offensiva della dissacrazione, perché colpisce e deride il soggetto al quale è diretta. Controllo, e il verbo proviene, ironia della sorte, dal francese… ridiculiser… ossia «fare in modo che qualcuno o qualcosa diventi oggetto di riso».

È la suscettibilità, tutta umana e per nulla divina, che è messa in evidenza. È la pura permalosità che ha fatto eliminare Luttazzi, anni fa, dal panorama televisivo e ieri ha spento dodici vite, con un colpo alla testa. E dov’è la differenza tra le due culture? Dove è la differenza tra le due civiltà? Si scrive e si parla di “scontro”. Errore madornale. Nessuno scontro. Ma solo sfida.

Siamo alla sfida tra la nostra intelligenza e la loro. Ciò che ha animato le loro azioni è la profanazione. Ieri, la redazione di Charlie Hebdo era un Tempio da profanare, da distruggere: un simbolo e chi lo animava andava disintegrato.

Profanare, «in senso religioso, annullare o compromettere il carattere sacro delle cose, luoghi, persone, sia mediante colpe o atti che ne violino la sacralità, sia con atto rituale». La nostra matrice razionale e laica mi ha fatto comprendere le motivazioni assurde ed inumane che hanno sacrificato dodici vite e devastato il “Tempio” francese della libertà di espressione.

Per ora, abbiamo vinto noi.

La sfida è sull’intelligenza. Solo l’intelligenza ci salverà. Non altro.

3 commenti su questo articolo:

  1. Lisa ha detto:

    Ornella ottime parole, un indagine interiore esatta… ora che li hanno ammazzati ancora di più dobbiamo essere Charlie

  2. Ornella Papitto ha detto:

    Grazie Lisa. Oggi pomeriggio ho dato, eccezionalmente, uno sguardo alla tv italiana. Becera. Inutile perché non chiarisce e lascia tutto com’è. Anzi fomenta e soffia sul fuoco dell’odio.
    Il nodo, oltre a ciò che ho scritto, è rappresentato, secondo me, dal conflitto tra fideismo e laicità. Questa è la vera battaglia. La scelta è tra la preminenza della”fede” o la preminenza della “laicità” o meglio ancora della Ragione.
    Se non sciogliamo questo nodo vi saranno sempre più conflitti e stragi. L’Europa deve prendere una posizione chiara e netta. Ragione e poi Fede, come diritto di confessione. Scusa ma sto scrivendo dal cellulare…

  3. rossella caleca ha detto:

    Cara Ornella, come spesso mi capita mi ritrovo tutta in quello che hai scritto e ammiro come lo hai scritto: con passione, come sempre. Anche nella tua risposta a Lisa hai colto, ed espresso, l’essenza del conflitto che tutti, ancora, stiamo vivendo.

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