relatività delle borse riciclabili della spesa

18 settembre 2014 di: Clara Margani

Nel supermercato, Paola ha riempito di prodotti vari due capaci borse riciclabili con il logo del medesimo. Ha fatto una grossa spesa, stando attenta a non spendere troppo, non può permetterselo con il lavoro precario che ha. Raggiunge con una certa fatica la fermata dell’autobus, rassegnata ad una lunga attesa. Per fortuna c’è una panchina accanto alla palina e non deve aspettare in piedi. Il resto della panchina è occupato da un’altra donna più o meno della sua età, accanto alla quale sostano ben quattro borse riciclabili con il logo dello stesso supermercato. Quando è arrivata non l’ha guardata subito, perché troppo impegnata a trascinare le sue pesantissime borse, ma con la coda dell’occhio le è sembrata una persona nella sua stessa situazione in attesa forse dello stesso autobus. La donna però non guarda ansiosamente come lei a sinistra, speranzosa di vedere comparire all’inizio del viale il tanto sospirato mezzo di trasporto. Se ne sta tranquillamente seduta con le gambe accavallate fumando una sigaretta, assorta nei suoi pensieri con la testa bassa e per nulla irritata dal mancato arrivo dell’autobus.

Sempre con la coda dell’occhio Paola inquadra a poco a poco il contenuto delle borse dell’altra e ha presto la sensazione che non contengano le stesse cose che ci sono nelle sue. Da una in un ordine quasi perfetto spuntano abiti logori e non molto puliti, un paio di vecchie scarpe da tennis, da un’altra si intravvede una coperta sbiadita, due o tre buste di plastica strettamente annodate, il cui contenuto risulta indecifrabile e messo di traverso c’è anche un piatto di plastica dura e due posate avvolte in un tovagliolo. Le altre due borse riciclabili sono fuori della portata del suo sguardo indagatore e il contenuto resta misterioso.

L’attesa si fa lunga ed imbarazzante. Non riesce a scambiare qualche parola con l’altra donna, quelle solite che si usano in queste circostanze, non ne ha il coraggio, non vuole disturbarla, ha paura che non le risponda o che le risponda male. Ad un certo punto l’altra si alza, butta il mozzicone e raccoglie con una certa agilità le quattro borse riciclabili, raccoglie la sua casa e lascia quel luogo di sosta, allontanandosi senza fretta lungo il viale nella direzione da cui sta arrivando finalmente l’autobus che Paola aspettava. Anche lei raccoglie le sue borse e sale sul mezzo. Dal finestrino ha il tempo di leggere il titolo del giornale che l’altra aveva sotto il sedere e ha lasciato sulla panchina. E’ aperto alla prima pagina e a lettere cubitali si può leggere:”Montezemolo lascia Ferrari, 27 milioni di liquidazione”.

2 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Borse della spessa, borse firmate delle griffe più prestigiose e poi borse piene di stracci, ma che rappresentano tutta la ricchezza che qualcuno si trascina dietro, ovunque vada. Ringrazio Clara che, pur rappresentando la fatica del nostro vivere quotidiano, ha dato rilievo e spessore a questi “invisibili” di cui nessuno se ne cura.

  2. maria ha detto:

    Nel suo articolo Clara dice tutto quello che c’è da dire senza dirlo. E’ un modo di affrontare gli argomenti, che ‘costringe’ chi legge a guardare le cose da un punto di vista nuovo e a riflettere.

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