il maestro senza regole è Camilleri, in tv

12 settembre 2014 di: Fortunata Pace

La Sicilia è com’è. Con mille mali addosso, partecipe della sua stessa storia, con governi assolutamente incapaci di darle lustro e respiro, con i suoi abitanti in gran parte intorpiditi o impotenti, rassegnati ad essere fanalino di coda, abituati al lamento o all’invettiva spicciola e quotidiana, esercitati a maldestri tentativi di raggiro e di illegalità. Tutti ? No. Ma importa poco la conta, la lavagnetta innocenti-colpevoli se il quadro d’insieme avvilisce noi prima degli altri. L’abitudine, la routine fa il resto, dimodocché quando non c’è sangue di mafia a buttarci in prima pagina, siamo pronti a sorridere del buon film-foto di Franco Maresco, della cupezza irreversibile del quartiere-simbolo che ci viene addosso, del personaggio lustro e felice, fra i fans di incredibili confetture musicali, che ci ritroviamo tale e quale.

La Sicilia vive per essere raccontata più o meno ferocemente da noi stessi – persino da quelli che indietro non vorrebbero tirarsi – e, senza emozioni di sorta, da chi siciliano non è o ha dimenticato (ma si può?) di esserlo. Un vero peccato! Che mi si passi però un pensierino a tutto campo: c’è quando tiriamo un respiro di sollievo, tanto ampio e liberatorio che nessuna accusa di presunzione o “deità” riesce a soffocare, “il maestro senza regole” un’ora e mezza in tv. E’ Andrea Camilleri. A due passi dai suoi intensi novant’anni. Via, fuori per un attimo, critici e Soloni della sua scrittura e del suo peso letterario. Via tutto: c’è l’uomo, il siciliano che ce l’ha fatta. Il personaggio di successo che stiamo celebrando. E neppure sembra che sia così. Perché all’interno di casa nostra – ottima mediatrice, volutamente sommessa ma autenticamente sollecita, la brava Teresa Mannino – c’è il modo di porsi, di discutere, di riflettere, di raccontare, di uno come noi, che ha meritato però l’attenzione del mondo. E quando chi ha sangue siciliano riesce a far valere i suoi meriti, riesce ad emergere, non è simile a nessuno. Pur bravo, meritevole, di successo come lui. Ha ragione la mia amica Ida che mi telefona entusiasta e, glielo concediamo, commossa per dirmi: «quando un siciliano si impone, è davvero figlio di un Dio maggiore».

Sbaracco i piedistalli, chiudo tuttavia la porta in faccia a chi non ha recepito appieno Camilleri e la Sicilia, squarcio di una paginetta ”eterna” e mentre l’eco della “grecità” di molte sue riflessioni mi avviavano ad una notte serena, mi ripetevo: siciliano lui, siciliana Teresa Mannino, siciliano Sellerio che ha voluto questo particolarissimo film di “buon compleanno” a chi è divenuto colonna della sua editoria, siciliane tante presenze lievi e ben disegnate nell’arco di un incontro che ci è stato offerto in giusta dimensione.

1 commento su questo articolo:

  1. magda ha detto:

    si può essere profondi
    essendo leggeri
    proprio come “la vispa Teresa”
    recitata dal grande maestro
    alla brava intervistatrice

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