aspettando la riforma della scuola

2 settembre 2014 di: Magdalena Marini

A settembre riparte il nuovo anno scolastico. Prima dell’inizio delle lezioni in ogni scuola un insegnante vieneincaricato di occuparsi dell’elaborazione dell’orario scolastico. Mentre svolge questo delicatissimo compito al malcapitato arrivano richieste ansiose, minacciose, supplichevoli, oltraggiose, al limite della razionalità, del suicidio e dell’omicidio. C’è chi chiede di entrare prima, chi dopo, chi ha bisogno di uscire presto, chi non vuole neanche un “buco”. Giovani insegnanti che devono inserire i figli più piccoli al nido, accompagnare i più grandicelli a scuola, andarli a riprendere e organizzarsi con nonni e baby sitter. Insegnanti meno giovani che devono occuparsi di genitori anziani, accompagnarli a fare visite specialistiche e organizzare turni di assistenza con i “badanti”.

Poi ci sono le esigenze personali: fisioterapia, ginnastica posturale, terapie riabilitative, assunzione di farmaci per dormire per cui la richiesta diventa quella di non entrare mai alla prima ora. C’è poi chi deve fare la spesa e necessita di uno spazio all’interno dell’orario per poter passare al supermercato e depositare quanto acquistato a casa. Non dimentichiamo chi deve seguire corsi di formazione o di aggiornamento più o meno obbligatori che si svolgono nelle ore di lezione. Seguono poi richieste relative all’accorpamento delle ore, che non siano mai né alla prima, né all’ultima né a cavallo della ricreazione. Qualcuno preferisce l’orario “spalmato” su più giorni lavorativi, mai consecutivi. Chi lo vuole concentrato in pochi giorni. Si deve inoltre tenere conto delle cattedre orario, ossia quelle di insegnanti impegnati in più scuole e che non possono stare contemporaneamente in due o tre sedi.

Tutto sembra più importante che fare l’insegnante, stare con gli alunni, occuparsi di didattica. Nel frattempo si pensa alla riforma della scuola e il Presidente del Consiglio dice che le proposte saranno discusse da famiglie, studenti e insegnanti per molti mesi …..ma di che vogliamo parlare? Ci ha comunicato che il percorso di riforma sarà partecipato… Di quali e quante esigenze di milioni di famiglie e studenti si dovrà tenere conto? Intanto, aspettando le linee guida, c’è chi nella scuola continuerà a preoccuparsi sempre di risolvere i suoi problemi personali.

4 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Si succedono i governi e sono anni che sento parlare di riforme scolastiche su riforme, tanto che mi viene spontaneo parafrasare Lutero: SCHOLA SEMPER RIFORMANDA EST

  2. Nives ha detto:

    Magdalena, hai fatto un triste ma realistico ritratto dell’atteggiamento egoistico che caratterizza molti insegnanti rispetto al loro compito educativo. Hai fatto bene a metterli alla berlina; per fortuna non tutti sono così!

  3. Orietta ha detto:

    Quante volte mi è capitato di vivere sulla mia pelle quello che Magdalena descrive nel suo articolo! Alla fine ho rinunciato all’incarico di elaborare l’orario scolastico e sono ringiovanita di vent’anni!

  4. gabry ha detto:

    questo articolo lascia intendere benissimo lo stress psicologico che provoca “creare un orario”
    conosco una insegnane che lo fa e che, per tirarsi su di morale, dice che è come fare il “sudoku”ma non lo pensa fino in fondo perché i numeri sono molto diversi dalle persone e soprattutto non hanno le stesse esigenze

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