com’è triste Palermo

16 agosto 2014 di: Francesca Traìna

Sarei rimasta a guardare i vicoli di questa città

ignorando la bagarre dei suoi traffici

lasciandomi accecare dal suono di fontane inattese.

Sarei rimasta sgretolata tra meridiani di facciate colme di crepe

sarei rimasta a stemperare rabbia nelle dismesse cabine del telefono

nella malinconia d’un cielo trascurato.

Sarei rimasta nell’apogeo d’uno sdegno che s’accende quand’è sera

e fa luce al posto delle luci spente di questa città senza luce.

Sarei rimasta a guardare cumuli di sporcizia agli angoli di strade innominate

nella notte di cenere e flauti.

Com’è triste Palermo stasera mentre aspetto che annotti

il tanfo rappreso alla brezza del mare.

Com’è bassa la luna stanotte.

Sarei rimasta sul litorale dissestato per smarrire il canto

cedere all’andatura di rime scoscese.

Sarei rimasta a guardare i vicoli nudi di pioggia

con la speranza sul greto degli occhi

sulle costellazioni mutilate

sullo stelo dei ponti fino agli imbarcaderi.

Ma se il vento risale dai quartieri annegati

si può ancora andare dove sboccia l’anemone

nei giardini sopravvissuti alla mattanza dei gelsomini.

1 commento su questo articolo:

  1. rita ha detto:

    Bella poesia anche per chi non e’ rimasto.

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