la colomba che si sbagliò

3 luglio 2014 di: Clara Margani

Quali erano i sogni e gli incubi di Frida Kahlo? Non è difficile scoprirli, ce li ha mostrati in tutte le sue opere con una spontanea richiesta di amore e di comprensione. Lei che teorizzava «Il dolore non è parte della vita, lo si può trasformare nella vita stessa», si propone nei musei e nelle mostre nella sua magica immediatezza all’occhio di coloro che guardano le sue opere, coinvolgendoli in una fascinazione ingenua e raffinata allo stesso tempo. Così accade a coloro che visitano la sua mostra allestita alle Scuderie del Quirinale a Roma, dal 20 marzo al 31 agosto 2014. In questa mostra sono presenti 150 opere tra dipinti e disegni e sia sulle tele che sui fogli Frida c’è sempre: una donna che ha fatto di se stessa il soggetto privilegiato della sua arte. I suoi grandi occhi scuri e sopra di essi le sopracciglia folte e unite, l’ombra di baffetti sul labbro superiore (cosa che sembra eccitasse molto suo marito Diego) e poi le piante e gli animali, che spesso diventano ornamenti e gioielli, e gli abiti, in cui la pittrice inserisce il suo corpo martoriato e attraverso i quali racconta la sua tragica vita di donna malata e male amata, la sua ricerca di dignità e di indipendenza dall’altro da sé che si chiamava Diego Rivera. Nei suoi diari e nelle sue lettere si leggono su questo rapporto contrastato frasi come: «Le sponde non soffrono dello scorrere del fiume, la terra non soffre della pioggia”» e «“La nostra è la lotta tra i globuli bianchi e quelli rossi, ma questa è salute», «Tu mi hai trovato a pezzi e mi hai fatta intera».

Proprio in questa mostra si può ammirare il famoso quadro “L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra, io, Diego e il signor Xoloti”, in cui Frida dipinge se stessa mentre culla tra le sue braccia Diego come fosse un bambino paffuto e roseo e a sua volta è abbracciata dalla sua terra e dall’universo intero. Lei che culla quel bambino che non avrebbe mai avuto, altrimenti Diego l’avrebbe lasciata. Lei che si sentiva inadeguata al genio dell’uomo che amava, all’ambiente artistico che la circondava, perché era un’artista senza accademia ma capace di insegnare ai giovani, a quelli che scherzosamente saranno chiamati Los Fridos.

Affascinato dall’arte e dalla vita di Frida, alla fine della visita guidata alla mostra un visitatore commenta severamente alle mie spalle «Questo Rivera, un porcellone!». Mi chiedo se Frida sarebbe stata contenta di questo commento. Lei che si chiedeva «Piedi, perchè li voglio, se ho le ali per volare?», amava molto la poesia di Rafael Alberti “La colomba si sbagliava”, poi diventata anche una canzone di successo, in cui forse vedeva riflessa la sua esperienza umana e artistica: «Si sbagliò la colomba/ si sbagliava/ per andare verso nord andò a sud/ credette che il grano fosse l’acqua/ credette che il mare fosse il cielo/ che la notte il mattino… / che le stelle rugiada/ che il caldo la nevicata/ che la sua gonna fosse la sua blusa/ che il tuo cuore la sua casa… / ella s’addormentò sulla spiaggia/ tu, nella cima d’un ramo». Forse tra lei e Diego un grande e struggente equivoco, forse tra noi e Frida una tenera e ammirata comprensione.

2 commenti su questo articolo:

  1. Maria ha detto:

    Ho visto la mostra e consiglio vivamente a chi si trovasse a Roma di andarla a vedere. Un piacere per gli occhi e per il cuore.

  2. Rosanna ha detto:

    Durante la visita alla mostra di Frida Kahlo ho avuto la sensazione che l’artista mi fosse sempre vicina, mi chiedesse sempre attenzione e comprensione, come scrive Clara Margani alla fine dell’articolo. E’ una sensazione che ho provato poche volte visitando delle mostre.

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