come nacquero “le donne del digiuno”

26 luglio 2014 di: Simona Mafai

In occasione della inaugurazione della bella mostra di fotografie di Francesco Francaviglia, “Le donne del digiuno” fino al 23 agosto a Palazzo Ziino e che consigliamo a chi può di visitare, Simona Mafai è intervenuta con questo ricordo che è utile e necessario diffondere.

Bello e giusto ricordare una manifestazione autonoma, che non ebbe né tutori né padrini, e seppe interpretare e dare visibilità all’ansia di tante donne di dare testimonianza del proprio dolore. Digiunare in piazza (tre giorni e due notti, alternandosi), dare cioè un pezzetto minimo della propria vita per coloro che non avevano né avrebbero più avuto vita. Fu anche un modo di affermare, dopo la spaventosa violenza che aveva atterrito la città: «Noi facciamo qualcosa. Compiamo un atto. Non siamo vinte»

La manifestazione ebbe un forte carattere femminile. Non solo perché furono sette donne ad avere l’idea del digiuno, ed a proporla a tutte le altre; ma perché, di specifico femminile, ci fu il non leaderismo, la responsabilità circolare, la reciproca sostituibilità. E l’anonimato… che io oggi voglio rompere, nominando le donne che ebbero l’idea, convocarono le altre, firmarono l’appello: CLAUDIA PERRICONE, DANIELA DIOGUARDI, PIERA FALLUCCA, LETIZIA FERRUGGIA, ELVIRA ROSA, EMI MONTENERI, BICE MORTILLARO.

Non ci furono solo emozione e solidarietà. Ma anche consapevolezza politica. Infatti l’annuncio del digiuno chiedeva contemporaneamente le dimissioni o la rimozione di una serie di autorità istituzionali, dimostratesi inefficienti, distratte, se non addirittura, consapevolmente o inconsapevolmente, fiancheggiatrici e complici degli assassini. mafiosi. (Prefetto, Questore, Commissario antimafia, Procuratore generale della Repubblica, Ministro degli interni). Passati 22 anni, ci siamo fatte fotografare con i nostri volti mutati: rughe, occhiaie, carnagione ingrigita… Abbiamo accettato di farlo perché, se l’aspetto esteriore è mutato, è immutata la nostra presenza consapevole nella società, il nostro impegno e la nostra speranza di modificarla, verso un orizzonte di non violenza, di rispetto reciproco, di giustizia.

A chi si chiede e ci chiede se quel digiuno fu utile, se ha contribuito a cambiare qualcosa – io rispondo (è una risposta personale) di si.  Perché la coscienza ed anche l’azione concreta antimafia a Palermo – della magistratura, delle forze dell’ordine, delle associazioni economiche, professionali e giovanili, l’esproprio e la gestione dei beni mafiosi – si è estesa, ed ha registrato indubbi risultati, anche se risultati parziali. Non tutte le ombre che hanno accompagnato quegli eventi atroci sono scomparse: la strage di via D’Amelio, e tutte le altre; e se vogliamo richiamarle con i nomi dei luoghi, diciamo: di Capaci, di via Pipitone, di via Rutelli, di via Cavour, di via Libertà, di via La Lumia …. Sono ombre che, io credo, saranno diradate e che comunque non cancellano i risultati raggiunti e la strada intrapresa.

La ricerca della verità non deve, secondo me, creare e diffondere un clima esasperato di sospetto e di sfiducia che si diffonde negli anniversari delle morti – e che porta divisione tra le famiglie delle vittime, e perfino tra i componenti di una medesima famiglia. Sembrando voler riassumere in sé tutta l’azione antimafia, essa finisce con lo scoraggiare (e svalorizzare) ogni azione, pur piccola e modesta, condotta da donne e uomini semplici – nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di lavoro – contro l’illegalità quotidiana e la violenza mafiosa, per la creazione di reti di solidarietà e di tutela dei diritti, azioni prioritarie ed essenziali per modificare il modo di essere, di vivere e di crescere della nostra città e della Sicilia. Azioni che mi auguro si moltiplichino, per tagliare alle radici la cultura in cui è nata la mafia e un giorno – con l’apporto di tutte le forze democratiche – speriamo scomparirà.

1 commento su questo articolo:

  1. tantedonne ha detto:

    Per noi donne che stavamo a guardare siete state uno di quei pochi esempi che ancora ricordiamo! Grazie ancora.

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