la scomunica di Francesco

24 giugno 2014 di: Sergio Masi

Finalmente. Da secoli si attendeva una dura presa di posizione da parte della Chiesa cattolica. Ci voleva Papa Francesco. Certo Giovanni Paolo II nella valle di Agrigento tuonò contro la mafia affermando «verrà il giudizio divino», ma altro è dare un giudizio duro sul fenomeno mafia, (che comunque costò una bomba alla Basilica di S.Giovanni in Laterano), altro è affibbiare una scomunica che costituisce un atto ufficiale della Chiesa-Istituzione e che comporta per lo scomunicato la negazione dell’accesso ai sacramenti. Papa Francesco ha dimostrato di essere coraggioso perché, come è descritto bene nel libro Psicologia della coppola storta del neuropsichiatra palermitano Di Forti, il consenso sociale la mafia ha necessità di averlo e se c’è, come c’è, un sentimento popolare di religione seppure connotato da pratiche pseudo-pagane come le processioni, il mafioso lo coltiva e se ne appropria, perché la mafia ha bisogno dell’approvazione popolare per potersi costituire come anti-stato. Ricordiamoci che fra le cause della morte di Padre Pino Puglisi ci fu la negazione della partecipazione economica dei mafiosi di Brancaccio alla processione di S.Gaetano, un oltraggio nella loro mentalità.

Ora si chiede il coraggio del comportamento coerente con la scomunica del Papa da parte di tutti i sacerdoti, parroci, vescovi, insomma di tutto il clero a cui si chiede di seguire l’esempio di Pino Puglisi e di Beppe Diana. D’ora in poi non sarà più concepibile amministrare sacramenti ai mafiosi, né tampoco consentire loro di fare da padrini a battesimi e cresime o testimoni di nozze. E anche tutti i credenti dovranno isolare chi ha fama di appartenere a Cosa nostra. Insomma ai mafiosi tocca l’isolamento da parte della comunità dei cristiani, la vera Chiesa di Gesù Cristo. E che nessuno parli di perdono, perché il perdono presuppone il pentimento sincero e il proposito di cambiare vita. E loro non vogliono cambiare vita, lo hanno dimostrato in tutti questi anni di carneficine in adorazione di Mammona il dio denaro e non di Cristo. Se sta scritto «non avrai altro Dio all’infuori di me»; «non rubare» quindi non chiedere il pizzo; «non uccidere»  e perfino «ama il prossimo tuo come te stesso», in futuro dovranno evitare di farsi trovare con la Bibbia sul comodino, non sono credibili.

Un’ultima considerazione su Francesco. L’ho ammirato molto quando si è proposto come intermediario di pace fra israeliani e palestinesi. «Siate operatori di pace» ha detto questo Papa, che riesce ad essere perfettamente coerente con il messaggio evangelico. Dobbiamo solo sperare che i suoi oppositori non diventino assassini. Ieri sera su Rai1 quel genio di Dario Fo, a proposito della morte di Giovanni Paolo I ha fatto una battuta “divina”: ha detto che la morte di quel papa è «mistero della fede». No comment.

3 commenti su questo articolo:

  1. Patrizia.T. ha detto:

    Questa scomunica doveva avvenire subito, no che i mafiosi hanno avuto tempo di esibire matrimoni in pompa magna con benedizione particolare del papa e funerali da altezze reali. Si Papa Francesco ha parlato, come noi volevamo. ma sarà ora ascoltato?

  2. annamaria, Z. ha detto:

    Il papa che tuonò contro i mafiosi era un grande papa ma non si sentì di mettere in atto una sua prerogativa “scomunicare”
    lasciò che fosse rimesso tutto nelle mani di Dio, Francesco ha messo in atto una sua prerogativa, non è tempo di attendere il giudizio di Dio anche noi sappiamo giudicare, le parole di Francesco sono state importantissime per il mondo.

  3. anna trapani ha detto:

    Articolo da condividere in toto. Papa Francesco ha le idee chiare e le mette in atto senza fare sconti a nessuno. Speriamo adesso di non assistere più a processioni per il santo patrono di tante città e paesi con il mafioso di turno a capo delle confraternite che bacia l’anello del vescovo e porta per “devozione” la statua del santo.

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