il maestro e il cardinale

16 maggio 2014 di: Fortunata Pace

Vorrei dirLe, illustre cardinale Bagnasco, che personalmente Grillo non mi ammaestra affatto! Perché se di qualcuno possiamo dire “maestro” ce ne vuole e, in tempi come i nostri, potrà convenirne, è più difficile ancora. Dunque se un tizio ben noto o magari no, urla da un palco che «quando il sole picchia forte occorre togliersi giacca e forse anche camicia» tutti noi ci troviamo d’accordo e, aggiungerei, senza neppure la fatica dell’applauso. Per cui Grillo la dice giusta e senza fatica – non foss’altro per Scajola, fossimo tanto pigri da non ricordare il resto – ma nessuno di noi ha ormai nulla da apprendere sulla politica in combutta con gli affari loschi e illeciti. Anzi ha ben compreso – e dunque Grillo risparmi fiato – che gli affaristi di grande propensione a mafia, corruzione e diffusa illegalità sono divenuti loro stessi, ormai senza sforzo anzi con l’ausilio della legge elettorale vigente che neppure l’Italicum corregge granché, indisscussi signori della politica.

E allora noi, impotenti come siamo di fronte a tutto questo, se non rifugiandoci in un “non voto” che penalizza, come prima conseguenza, la nostra stessa dignità di cittadini, ci chiediamo: perché di tali drammatiche verità si serve Grillo? Perché il populismo paga? Perché alla gente basta chi dà pubblica voce al suo sfogo, alla sua rabbia, al suo desidero di spicciola rivalsa? E perché Beppe Grillo spinge l’acceleratore ben convinto che, coi risultati del 25 maggio, si troverà qualche asso in mano secondo un disegno che, umilmente riteniamo, stia sfuggendo anche ai politologi più illustri? Questo, a conti fatti, ci turba. Se fosse un partito, quello delle ”cinque stelle”, coi crismi dovuti, se fossimo certi che questo signore che lo “comanda” con o senza Casaleggio, bravo nel suo genere, furbo senz’altro, iracondo e intollerante (a cominciare dai suoi compagni di partito, che a volte apprezziamo e che probabilmente non mancano di buona fede ma che non hanno un briciolo di autonomia) non vuole che sia raso al suolo lo Stato, che può non rispondere, come accade adesso, alle nostre aspettative, ma che resta comunque, se è Stato giusto, equo, democratico, capace, vigilante, il pilastro inequivocabile della società, se avessimo chiara la sua civica finalità, potremmo serenamente riflettere e valutare. Ma se si tratta di sbaragliare un sistema e una democrazia che continuiamo a sognare e che imperfetta com’è ci teniamo per la coda, dobbiamo aspettarci anche da Grillo, le cui accuse palesi e le cui puntualizzazioni siano tuttavia le nostre, veri pericoli e, per alcuni, brutte sorprese.

2 commenti su questo articolo:

  1. Rita ha detto:

    A me sembra abbastanza chiaro lo sfascismo qualunquista di Grillo e penso che il “Voto di Protesta” gli Italiani lo abbiano già dato. Visto che il Movimento 5 Stelle ha finora solo fatto ostruzionismo, credo che non sia il caso di aspettare l’ineluttabile, ma di passare ai voti di proposta. ne abbiamo abbastanza degli spasmi colitici degli Italiani.

  2. Francesca ha detto:

    Non si può che essere d’accordo con le tue riflessioni e con le tue domande accorate, di cui tu e tutti noi sappiamo già la risposta. E penso che, a chiunque stia a cuore lo Stato e le libertà democratiche, con tanta sofferenza raggiunte, il paesaggio di macerie fumiganti che ci vediamo intorno procuri dei brividi di angoscia. Quello che comunque è chiaro è che questo signore attempato ha incanalato nella politica (se così vogliamo ancora chiamarla, dato che dovrebbe essere “l’arte del governare”) le sue rabbie e le sue frustrazioni personali, come del resto fanno tutti i dittatori e che quello a cui punta è un ruolo assoluto che lo consoli dei fallimenti. Che conosce solo la distruzione e non la costruzione. Che non sia in grado di avere rapporti personali alla pari con gli altri esseri umani, ma conosca solo l’ossessione del comando e del potere. Non è il solo del resto. Il vero problema e molto preoccupante è che, dato che non dispone di particolari aspetti di grandezza d’animo, di cultura, di evoluzione spirituale e di amore per il suo prossimo, dovesse dio non voglia, strappare all’indifferenza o alla sfiducia degli italiani un voto che gli dia potere, ci ritroveremmo a rimpiangere il fascismo del passato. Lui sarebbe peggio. Molto peggio.
    Uno dei mezzi più usati – e la storia lo dimostra – per ottenere il potere assoluto, è quello di cavalcare l’onda dello scontento popolare e usarlo per i propri fini personali.

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