L’Europa, per favore …

14 aprile 2014 di: simona mafai, 14 aprile

Il  solo fatto che gli abitanti di 28 paesi europei (tanti sono i componenti dell’Unione europea) , voteranno quasi contemporaneamente  (dal 22 al 25 maggio) per scegliere i 750 componenti del loro Parlamento, nonché il  Presidente – uomo o donna – della futura Commissione Europea, dovrebbe emozionare tutte e tutti. Ma non è così. L’Europa è argomento che non affascina. Al contrario: si parla di Europa con diffidenza , e talvolta con fastidio.

La crisi ci ha incattivito.  Le ristrettezze dell’oggi e l’incertezza del domani  spingono molti a cercare un “capro espiatorio”, per attribuire ad esso l’origine dei nostri mali. E molti  lo hanno individuato proprio nell’Europa; alcuni addirittura nella Germania  o nella Francia, riesumando, dai  sotterranei del secolo passato,  maleodoranti tracce di un antico  nazionalismo  “straccione” .

Chissà se riusciremo le prossime settimane a recuperare una visione più complessiva e  serena delle cose.

Dalla fine del secolo scorso, e più ancora con l’inizio del 2000, la globalizzazione (dei rapporti di forza tra gli stati, dell’economia, delle culture)  si è affermata come un dato  che non si tratta più di giudicare o demonizzare, ma di cui prendere atto e cui far fronte,  perché essa è la cornice del nostro futuro. Il mondo è uno: lo è sempre stato, ma per millenni non lo abbiamo saputo. Confini territoriali, distinzioni di lingua e religione,  distanze di oceani, montagne   e deserti, facevano vivere ogni pezzetto di mondo per conto proprio. Da molto tempo non è più così. Tutti i confini che dividevano il mondo sono saltati, nel bene e nel male, nelle piccole e nelle grandi cose. Negli Stati Uniti spopola la catena di pizzerie napoletane, gli emirati arabi salveranno (forse!) l’Alitalia, mentre un giovane siciliano è stato tra i protagonisti dell’ultima impresa spaziale, plurinazionale. Muoversi in questo mondo senza confini come singola nazione (o addirittura come singola regione, secondo i desideri della Lega) –  significa essere fagocitati e diventare “satelliti” di questa o quella grande potenza. Al contrario: se l’Europa  (che oggi conta una popolazione di 503 milioni di abitanti) crede in se stessa, si rafforza nel rapporto democratico con i cittadini,  affina gli organismi dirigenti, si afferma come soggetto politico fermamente in difesa della pace e dei diritti umani,  può diventare  una protagonista positiva  dell’economia, della cultura, del futuro del mondo.

Cerchiamo, dunque, di riflettere sull’Europa: su come è e su come potrebbe essere. Individuiamo i partiti, le donne, gli uomini   che a nostro parere possono  meglio rafforzarla e trasformarla. E il 25 maggio non disertiamo le urne, nascondendoci dentro un pigro e provinciale disinteresse. Secondo le riflessioni e le libere scelte di ciascuna e ciascuno, partecipiamo ad un voto di consapevolezza e di speranza.

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