gli aranci di Ximènes

22 aprile 2014 di: Clara Margani

Lo scultore, pittore e illustratore Ettore Ximènes, nato a Palermo nel 1855, quando si trasferì nella capitale, affidò nel 1902 agli architettipalermitani Ernesto Basile e Leonardo Paterna Baldizzi il progetto della sua residenza romana, di cui curò personalmente il complesso apparato decorativo esterno ed interno. Il villino Ximènes è una delle varie testimonianze a Roma della splendida stagione Liberty ed è situato nei pressi di Villa Torlonia, in una zona della città che di questo stile offre numerosi esempi significativi. L’edificio, a due piani ed a forma di L, è costruito in blocchi di tufo siciliano brunito. La struttura è alleggerita da fregi e decorazioni in stucco e cemento bianchi, elaborati dallo stesso Ximenes ed è coronata da una balaustra sotto la quale corre una fascia in ceramica. In questa fascia sono rappresentati aranci, gli stessi che tuttora fioriscono e danno frutti nel giardino che circonda l’edificio e decorano il soffitto a vele dell’atrio, dove sono illustrati temi legati alle favole raccolte e studiate da Giuseppe Pitrè.

Ximènes visse non in maniera continuativa nella sua casa-studio, sempre impegnato nella realizzazione di statue egruppi scultorei in Italia e all’estero, ma vi morì nel 1926. A guardia dell’entrata monumentale del suo studio aveva posto due gigantesche figure femminili di profilo che sostenevano un arco andato perduto nei lavori di adattamento del villino. Nella stanza da pranzo, arredata con il mobilio originario e le cui pareti offrono testimonianza dell’uso di materiali diversi come metallo, cuoio, vetro e legno, compaiono ancora raffigurazioni di aranci, che si protendono verso il soffitto dove in rilievo alcune figure femminili dalle lunghe vesti sembrano impegnate in una frenetica danza verso il centro, sostenendo con le mani il grande lampadario in ferro battuto. In tutta la costruzione riferimenti all’arte orientale, linee sinuose, motivi di pavone, donne fiore e aranci ovunque.

Dopo la morte di Ximenes il villino ha conosciuto un progressivo degrado e profonde trasformazioni, conseguenti alle differenti destinazioni d’uso del complesso, attualmente sede dell’Istituzione Teresiana, che ospita una residenza per studentesse universitarie. Ma gli aranci, quelli veri del giardino e quelli raffigurati con varie tecniche nell’edificio, sono ancora lì e continuano a testimoniare nonostante tutto la presenza di Ximènes e la sua nostalgia per la terra d’origine.

2 commenti su questo articolo:

  1. Francesca Diano ha detto:

    Che emozione questo articolo su Ximenes! Io sono nata a Roma in una casa che ora non c’è più, in Via Cornelio Celso, ma che mio padre aveva preso in affitto dagli Ximenes dopo la morte dello scultore, e confinante col villino di cui si parla. Il giardino dava su quello di Villa Torlonia. La nonna mi raccontava che la vedova dello scultore, vecchissima e sempre elegantissima, diceva: “Magari attaccata a un chiodo, ma voglio vivere fino a cent’anni”. So che si frequentavano. Io non la ricordo, perché ho lasciato Roma che ero molto piccola, ma mi immaginavo una vecchina minuscola che stava attaccata a un chiodo con la mano alla parete e mi sembrava un’immagine singolarissima.
    Grazie Clara di questo ricordo

  2. silvana ha detto:

    Clara, il tuo articolo è fresco come un bozzetto ma profondo come una antica memoria.

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