aspettando i barbari

13 aprile 2014 di: Francesca Traìna

Dopo “Itaca”, poesia del poeta greco Kavafis, pubblicata su questo sito in occasione della giornata mondiale della poesia, nella considerazione dei consensi edegliapprezzamenti ricevuti, proponiamo un altro testo – fra i più celebrati – del medesimo autore che, pur scritto nel 1904, sembra percorrere, con amara e sottile ironia, le vicende attuali del nostro paese in una cornice di generale decadenza.

Aspettando i barbari

Cosa aspettiamo qui riuniti nella piazza?

Oggi devono arrivare i barbari.

Perché mai tanta inerzia al Senato?

E i senatori perché siedono e non legiferano?

Oggi arrivano i barbari.

Che leggi possono fare i senatori?

Quando arriveranno le faranno i barbari.

Perché l’imperatore si è alzato di buon’ora

e sta alla porta grande della città,

solenne in trono, con la corona sulla fronte?

Oggi arrivano i barbari.

Il sovrano è in attesa di ricevere

il loro capo; anzi, ha già pronta la pergamena

da offrire in dono

dove gli conferisce molti nomi e titoli.

Perché i nostri due Consoli e i Pretori

stamane sono usciti in toga rossa ricamata?

perché portano bracciali con tante ametiste e

anelli con smeraldi luccicanti?

perché hanno in mano preziose bacchette

tutte d’oro e d’argento rifinito?

Oggi arrivano i barbari,

e queste cose ai barbari fan colpo.

Perché non vengono come sempre i bravi oratori

a snocciolare i loro discorsi?

Oggi arrivano i barbari

e i barbari disdegnano la retorica e le arringhe.

Perché d’un tratto questa inquietudine

e questa agitazione? (oh, come i volti si son fatti gravi).

Perché rapidamente si svuotano le strade e le piazze

e tutti fanno ritorno a casa preoccupati?

Perché è già notte e i barbari non vengono.

È arrivato qualcuno dai confini

a dire che di barbari non ce ne sono più.

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?

Dopotutto, quella gente, era una soluzione.

Costantino Kavafis

3 commenti su questo articolo:

  1. Renata ha detto:

    questa poesia, scelta benissimo, sembra essere stata scritta per la nostra italietta. Kavafis è stato come tutti i poeti premonitore e profeta. a parte la questione del senato che è tutta nostra, l’arrivo dei “barbari” mi fa pensare egli immigrati che, purtroppo, sono visti proprio come “barbari” e “intrusi”. Il razzismo è una piaga sociale e culturale che si combatte poco e male.

  2. Silvana ha detto:

    Francesca ti avevo già detto che per la mia passione per Kavafis la tua scelta era buona, ora che è sul web mi sembra ancora più bella e sopratutto adatta a questi momenti critici di questa piccola Italia.

  3. Rita ha detto:

    Grazie per farci condividere questi momenti d’Arte in momenti difficili, dove i barbari possono spuntare da tutte
    le parti, con le camice verdi, i k-way blu, o i “vaffa” sulla maglietta.
    A me da conforto pensare che possano non irrompere. Speriamo!

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