il mestiere più antico del mondo non è quello che pensate

3 marzo 2014 di: Leontine Regine

«Quando saranno morti tutti i contadini, tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quandol’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, ecco, allora, la nostra storia sarà finita». Questa frase di P.P.Pasolini del 1962 mi è venuta in mente quando ho saputo degli incontri dal titolo “Il mestiere più antico del mondo”. E’ questo il titolo di un ciclo d’incontri organizzato da Kambibi, “cooperativa di persone, famiglie, associazioni e aziende che si propone di valorizzare e perseguire azioni di giustizia globale”, in collaborazione con l’associazione di produttori biologici  Terre di Kore . Mi sono detta: ecco una bella notizia. La nostra storia, grazie a tanti giovani contadini che riscoprono con passione l’amore per la terra e il (duro) lavoro del contadino, forse, ha più possibilità di continuare.

Gli ultimi due incontri si svolgeranno il 7 e il 21 marzo, nei locali di Terre di Kore. L’associazione è costituita da alcune aziende che hanno deciso di unire le forze e creare un punto vendita dei loro prodotti, dedicando una sala ai laboratori, alle degustazioni e agli approfondimenti di tematiche riguardanti il mondo contadino e i metodi di produzione e certificazione dell’agricoltura ”bio-naturale”, contribuendo in questo modo anche alla costruzione di un rapporto stretto e costante tra produttori e consumatori. Il ciclo ha come sottotitolo “La parola ai contadini d’oggi” per indagare una oramai sempre più diffusa inversione di tendenza che vede molti laureati diventare agricoltori. Alcuni di loro si dedicano alla coltivazione delle terre di famiglia e su questi beni, che la generazione precedente aveva abbandonato per lavorare altrove, stanno scommettendo il loro futuro.

Un dato che emerge dal Bioreport 2013 è che chi si occupa di biologico o di agricoltura “naturale” sono prevalentemente imprenditori agricoli giovani, addirittura compare una percentuale bassissima (0,1%) di aziende in cui il capo azienda ha meno di 19 anni. Le nuove generazioni che scelgono il mestiere del contadino si avvalgono di nuove tecnologie, fanno rete, costruiscono sinergie tra piccoli produttori per dare valore al fare, significato al prodotto realizzato, e anche alla propria vita. Almeno così dicono i dottori-contadini di oggi. Gli incontri, oltre a fare conoscere il loro lavoro, le aziende che gestiscono, i prodotti che coltivano, i metodi di commercializzazione, rappresentano anche un’occasione per scostare il velo tra prodotto e consumo che troppo spesso la distribuzione organizzata tende a imporre. Ma aiutano a trovare risposte anche ad altre domande: si tratta solo del frutto della crisi che stiamo vivendo o  c’è anche dell’altro, e cosa è questo qualcosa d’altro: una ricerca di senso, di appartenenza, di identità?

Gli incontri si svolgeranno il 7 e il 21 marzo alle 18.30 in via Camillo Randazzo, 26 (trav. Via Terrasanta). Il 7 marzo sarà Natalia Simeti a parlare dell’azienda di famiglia “Bosco Falconeria “ che si trova vicino Partinico e che produce vino, frutta e verdura e offre anche la possibilità di ospitare stage e seminari, oltre che seguire i corsi di Thai Chi Chuan organizzati in azienda.

(per saperne di più: <www.kambibi.it> e <produzionidalbasso.com>)

2 commenti su questo articolo:

  1. Piera ha detto:

    Il ritorno alla natura è il motivo dominante anche in alcuni libri(vedi Avallone) che avete recensito ma se non è per moda è la scelta più giusta che in questo momento si può fare

  2. mariachiara ha detto:

    Sono anni che noi consigliamo di occuparvi, voi donne di mezzocielo, di più dell’ambiente, ogni tanto uno sparuto articolo e poi, silenzio, dobbiamo ora illuderci che questo sia l’inizio di un rinnovato interesse? Noi ci illudiamo ma voi fate qualcosa, magari un’articolo al mese.

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