come ti manutengo la piscina comunale

26 marzo 2014 di: Rosanna Pirajno

– Buongiorno, in cosa posso esserle utile?
– Buongiorno, sono il tecnico incaricato delle opere di manutenzione straordinaria alla piscina comunale.

– Ah, quella bella struttura che sta sui libri di architettura, per quello che so l’ha progettata l’architetto Gianni Pirrone nel 1963 e fu inaugurata nel 1970, passa ancora oggi per una delle poche opere importanti di architettura contemporanea a Palermo, sa se è vincolata?

– ?????

– La frequenta mia madre, dice che il nuoto fa bene agli anziani ma dice pure che manutenzione e pulizia fanno pena, che di personale ce n’è ma mancano quelli per passare lo straccio, non ci sono operai per riparare le chiusure degli armadietti, i diffusori delle docce otturati, gli asciugacapelli guasti, gli appendipanni senza ganci, le porte in alluminio che non chiudono, le porte in legno collassate, le panche sfondate … è di questo che lei deve occuparsi?

– Naaaaa, quella è manutenzione ordinaria, cosa di poco conto ma ci vogliono soldi e personale specializzato per le riparazioni minute, falegnami impiantisti fontanieri e anche giardinieri e pulizieri che non si trovano manco col lanternino, solo amministrativi e addetti alla sicurezza ci sono e questi lavori non ci competono, dunque … se è per questo neppure il fondo delle vasche viene aspirato come si deve e ‘nto spisso a fare funzionare la piscina ci pensano le società private, sennò … Il mio incarico è di sostituire il pavimento di spogliatoi e docce, arredare l’ingresso con un banchetto alto per gli stacca-biglietti che prima c’avevano una scrivania in legno e non era dignitoso, lavori grossi come quando all’ingresso si istallarono i tornelli – inutili, ma c’era dietro un grande disegno di efficienza ai controlli, perbacco – e un casotto per il personale che rilascia le tessere, tutto in alluminio anodizzato bianco che è una meraviglia, come le vetrate esterne che pure quelle sono state cambiate con infissi in alluminio rosso che grida, così si vedono da lontano e non ci vai a sbattere, noi pensiamo in grande mica ci fermiamo a riparare i guasti o a tenere pulito dentro e fuori, pensi che abbiamo fatto pure l’open space negli spogliatoi delle femmine, così chi si spoglia nuda si vede subito dall’esterno dove certune, fissate con l’igiene, si fermano a indossare i calzari obbligatori, mi creda, l’architetto che dice lei sarà orgoglioso di come l’abbiamo ammodernata della bella, la sua piscina.

– Capisco, allora le servono mattoni antiscivolo per i locali sempre umidi d’acqua e sapone di docce e lavabi e ….

– Ah, mi deve trovare un tipo di mattone che mascheri lo sporco, negli spogliatoi maschili no che là sono quasi tutti tignusi e non c’è problema e poi c’è un certo Pomar che controlla, ma negli spogliatoi femminili il pavimento è seminato di fanghiglia di scarpe e capelli gettati fuori dai cestini come s’usa tra noi, e siccome il personale di pulizia c’è quando c’è ….

– Ho giusto quello che fa per lei, un 20×20 maculato di nero che pare fatto apposta per mimetizzare fango e filamenti lasciati a stazionare per giorni e settimane e, anche quando fosse pulito, sempre sporco sembra.

– Magnifico, me ne dia una camionata anche per le sostituzioni future.

2 commenti su questo articolo:

  1. Adele ha detto:

    Incuria, degrado, ma quando torneremo alla ragione?

  2. piero.m ha detto:

    Gentile architetta capisco la difficoltà, per lei e per la Fernandez , per mantenere una rubrica come questa di punti di vista, sinceramente penso che nessuno possa avere più un punto di vista preciso, è comunque che, quotidianamente, senza drammatizzare voi sappiate dosare il leggero al pesante è una buona cosa. Questo colloquio sulla piscina comunale è uno spaccato di vita ottimo.

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