appello per biodiversità, coltivazioni tipiche, salute e ambiente

23 marzo 2014 di: Leontine Regine

Il 22 dicembre 2013, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2014 “Anno internazionale dell’agricoltura familiare“, un’agricoltura tradizionale, basata sulla biodiversità, sulla sostenibilità, sulle coltivazioni tipiche e locali, ‘familiare’ perché racchiude l’identità di un territorio percorribile attraverso filiere di fiducia e tracciabilità. Nel frattempo la politica europea in ambito agricolo tende sempre più a favorire le grosse multinazionali, l’agroindustria, e a penalizzare i piccoli coltivatori ponendo un freno al libero scambio tra contadini, con buona pace delle varietà antiche, rare e locali, espressione di biodiversità indispensabili per una sicura sovranità. La conseguenza è un coltivare non più tipico ma globalizzato, uguale in tutto il mondo. L’obiettivo ormai evidente è quello di privatizzare i beni comuni fondamentali, dalla terra all’acqua e controllare così ogni aspetto della nostra vita. Come dice Vandana Shiva, arrivare a imporre una «monocoltura della mente». In questi giorni tanti gruppi, associazioni, realtà e singoli cittadini europei stanno inviando al Parlamento e alla Commissione della Comunità Europea migliaia di semi in segno di protesta contro la possibile approvazione del regolamento sui semi, una proposta di legge di cui si parlerà il prossimo 6 maggio.

La nuova normativa intende sostituire 12 direttive europee introducendo ulteriori limiti alla circolazione dei semi e un catastrofico livellamento delle varietà delle sementi. La petizione per la difesa della libertà di scelta per quanto riguarda gli Ogm è nata nel timore che le multinazionali delle sementi, Monsanto in primis, possano influenzare le decisioni politiche in materia di Ogm a livello europeo. Il mais Ogm Monsanto “Mon 180” è già coltivato in alcuni stati europei come Spagna, Portogallo, e sta invadendo l’Europa dell’Est: Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania e Polonia. Le motivazioni a sostegno della proposta che intende regolare la commercializzazione delle sementi, introducendo di fatto il mercato della monocultura, sono quelle di garantire così la sicurezza alimentare ed eliminare la fame nel mondo.

In realtà il 90 per cento del mais e della soia non viene consumato dagli esseri umani ma viene trasformato in biocarburante o in mangime per gli animali, solo il 28%  del cibo nel mondo proviene dall’agricoltura industriale, il 72 % proviene dalla produzione dei piccoli contadini, dalla vera agricoltura. Le nuove barriere burocratiche ed economiche renderanno la vita affatto semplice per chi pratica e porta avanti un tipo di agricoltura tradizionale, di piccola scala, attenta all’ambiente. Stiamo rinunciando insomma a tutta quella varietà che non rientra nei canoni stabiliti dall’Unione, senza tenere assolutamente in considerazione che «l’uniformità dei sistemi produttivi che gli uomini allestiscono e rendono industriali non è adatta all’esistenza in natura». Per contrastare la crescente erosione genetica che minaccia di impoverire ed annientare aromi e sapori, siamo tutti invitati a partecipare inviando un appello (accompagnato da qualche semente tipica e locale) al presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e al commissario Tonio Borg,  per bloccare immediatamente questo regolamento che minaccia la biodiversità locale coltivata.

Di seguito il testo da inviare a: Dr. Tonio Borg European Commission,   Rue de la Loi 200 BE-1049, Bruxelles Europäisches Parlament, Martin Schulz, Phs 09B012, Rue Wiertz 60, 1047 Bruxelles, Belgien.

«Siamo sempre più allarmati dalla piega che sta prendendo la politica europea in ambito agricolo. Una politica che tende sempre più a favorire le grosse multinazionali, l’agroindustria e a penalizzare i piccoli coltivatori. Siamo convinti che siamo in una fase davvero cruciale. Un momento in cui dovremo scegliere tra due modelli non solo agricoli ma di stile di vita. Da un lato l’agricoltura tradizionale, basata sulla biodiversità, sulla sostenibilità, sulle coltivazioni tipiche e locali, spesso familiari, sulle filiere di fiducia e la tracciabilità, su produzioni legate e che identificano un territorio (quindi un coltivare legato al turismo). Dall’altro un modello che ha perso i connotati di agricoltura e si avvicina sempre più a una concezione industriale del coltivare, quindi monocultura intensiva, piena di concimi chimici, diserbanti, pesticidi, che “sfrutta la terra” (incurante della fertilità del suolo e dell’impatto ambientale). Mai nessuna rotazione e unico obiettivo “il massimo profitto e la massima resa” (incuranti di salubrità, sostenibilità e tipicità). Un coltivare non più tipico ma globalizzato, uguale in tutto il mondo e che ha come sua ultima degenerazione gli Ogm e gli ibridi Cms. E’ ora di far sentire la nostra voce, di dire basta a queste imposizioni dall’alto che scontentano la stragrande maggioranza dei coltivatori e dei “consumatori”, che mettono a repentaglio salute, ambiente, tipicità in nome del profitto di pochi. Invitiamo pertanto tutti a partecipare a questa iniziativa ma anche a chiedere a viva voce : ZERO OGM – SI BIODIVERSITA’- CIBO SANO PER TUTTI ».

1 commento su questo articolo:

  1. Giuseppe ha detto:

    Il fatto grave che quando si parla di madre terra, natura, biodiversità, ognuno di noi si accorge come è profondamente ignorante così che si fanno scelte spesso sbagliate e non si sa a chi dare ragione.

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