la giornata di raccolta del farmaco

9 febbraio 2014 di: Silvia Romanese

Strano paese è l’Italia, più che mai contraddistinto da grandi contraddizioni ed ancor maggiori disuguaglianze. Siamo arrivati al punto che un ristrettissimo 10% della popolazione possiede il 46% dell’intera ricchezza nazionale ed ho motivi per credere che probabilmente questo sia l’unico trend di segno positivo. Qualche privilegiato ricopre cariche su cariche, mentre i più riescono a malapena a conservare il proprio posto di lavoro, sempre che ne abbiano uno. Qualcun altro, particolarmente baciato dalla fortuna, si trova ad essere proprietario di immobili prestigiosi senza avere avuto neppure l’onere di sborsare la somma corrispettiva. Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma mi soffermo solo sull’argomento di cui desidero parlare: sabato 8 febbraio, XIV Giornata di raccolta del farmaco. E’ un dato di fatto che noi italiani siamo tra i maggiori consumatori di farmaci, sia per l’invecchiamento della popolazione che per l’aumento delle malattie croniche. Forse abbiamo anche una particolare propensione ad assumere farmaci anche quando non sarebbe necessario. Gli stessi spot pubblicitari dei cosiddetti farmaci da banco o di automedicazione si fanno sempre più insistenti. Mal di testa? Dolori articolari? Intestino pigro? Sintomi influenzali? Stress? C’è un rimedio per ogni cosa e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Intravvedo una sorta di pericoloso consumismo anche per l’argomento salute, di per sé molto serio ed importante. Eppure, anche in questo l’altra faccia della medaglia è che sono prodotti con un costo che non tutti possono permettersi, anche quando sarebbero necessari a quel restante 90% della popolazione a cui rimane poco più della metà della ricchezza nazionale, da dividersi in tanti. Ecco dunque, come si fa già per i generi alimentari, si possono acquistare nelle farmacie aderenti all’iniziativa prodotti destinati a chi vive sotto la soglia di povertà, stimati in quasi 600.000 indigenti tra cui moltissimi cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, assistiti da numerose associazioni sparse sul territorio nazionale. Mi rendo conto che da questa iniziativa trarranno vantaggio sia le farmacie che le ditte farmaceutiche, ma è altrettanto vero che c’è una reale, diffusa necessità e richiesta di farmaci. Perciò resta sempre valido l’appello a raccogliere i farmaci non utilizzati, ancora validi e non scaduti (gli altri vanno senz’altro portati nei bidoncini della raccolta differenziata che si trovano fuori le farmacie) perché non vadano inutilmente persi, ma vengano utilizzati dalle stesse associazioni assistenziali a cui è diretta l’iniziativa.

2 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    Ringrazio Silvia per questo interessante articolo. Approfitto per dire a tutti coloro che preferiscono (ahi noi) curarsi da soli dopo aver visto la pubblicità “allettante” di un farmaco in televisione, che la velocissima frase alla fine dello spot
    (spesso incomprensibile) dice:
    “Leggere attentamente il foglietto illustrativo, non somministrare al di sotto dei …anni!
    se il sintomo persiste consultare il medico!”

  2. gramarì ha detto:

    ho molto apprezzato l’argomento di questo articolo, perché mi tocca nel profondo.
    è proprio vero che abusiamo di farmaci e parafarmaci e che le tasche ne risentono…..
    spesso il farmaco ci difende da un sintomo immaginario ma l’effetto è solo “placebo”
    forse, almeno nel mio caso, manca l’autodeterminazione, per questo invito tutti a pensarci un po’ su

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