interpretare il pensiero paranoide

17 febbraio 2014 di: Ornella Papitto

È dal 1992 che lavoro in un Centro Salute Mentale di periferia, come sociologa, in un piccolo spazio fisico ma immenso spazio mentale. Lavoro, pensando a un mio grande amore: Dostoevskij… nel sottosuolo, perché entrare nei meandri dei pensieri altrui, è un lavoro da minatori, al buio, con una sola lampadina che rilascia una luce ancora troppo fioca. ‘Fare salute mentale’ è “tentare” di fare chiarezza nella confusione. Inizio sempre dal significato delle parole.

Fragilità: di cedere alla minima occasione, la fragilità del vetro, la fragilità della natura umana… una donna fragile e minuta. Paranoia: psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico, coerente, che evolve lentamente, lasciando integre le restanti funzioni psichiche (dal greco paranoia ‘follia’, comp. di para e di un tema affine a nús ‘mente’). La fragilità esiste da sempre: ieri era considerata debolezza o vigliaccheria, (debole di mente… debole di carattere…); oggi è individuabile come patologia: l’esplosione della malattia mentale durante esperienze ritenute insopportabili, intollerabili. A supporto dell’esatto contrario penso a chi sia riuscito a sopravvivere a esperienze drammatiche alle quali altri non sono riusciti a resistere. Il pensiero paranoide è presente in ogni essere umano ma in quote differenti, fino a trasformarsi in malattia che ostacola la vita quotidiana.

Per me si presenta anche così: chi vive sempre in atteggiamento di difesa… chi teme di essere sempre colpito, attaccato… chi nutre il concetto della sfortuna… chi è convinto di essere nato disgraziato… che sono gli altri a non capirlo… che se anche si comporta bene, riceve solo male… che sono gli altri ad escluderlo… che solo con la forza e l’imposizione può avere ragione… chi è convinto di non aver ricevuto abbastanza amore… che sono sempre gli altri ad avere torto… che qualsiasicosa di buono faccia, sia inutile… che gli altri lo vogliano cambiare… Chi è convinto di poter cambiare gli altri… ho sicuramente esagerato… sono andata oltre … ho valicato confini non miei… ma questo penso e su questo vorrei confrontarmi. Il web è il luogo dove il pensiero paranoide appare in tutta la sua virulenza: incomprensione, aggressività, persecuzione, violenza senza limiti. Il web dimostra l’ampia diffusione di questa malattia sociale. Inoltre, dopo l’esperienza di due anni, nelle scuole dell’obbligo, a contatto sia con giovanissimi che con molti insegnanti… ho visto cose… alla quali sarebbe meglio mettere un punto fermo. Molto fastidio, rabbia, non il solito ‘disagio’, parola abusata e ormai poco significativa, eccessiva confusione di ruoli, solitudini, assenza di autorevolezza e non riconoscimento dell’autorità derivante dalla professione, con frustrazioni notevoli e conseguenti errori.

Sarò eccessiva ma, un costruttore istituzionale della fragilità e del pensiero paranoide è la scuola pubblica, (nascondere sempre e, soprattutto, nascondere gli errori, scambiati per ‘debolezze’, quindi da sotterrare nel sottosuolo), mentre la scuola privata (con le dovute eccezioni) è un costruttore di falsa sicurezza, acquistata attraverso un bonifico o un assegno bancario. Da dove partire? Partire dall’esplicitazione dell’errore, non averne paura, ma anzi farlo diventare il vero interprete della conoscenza e il nuovo costruttore di senso: potrebbe essere un buon modo per fare chiarezza nella confusione generale, sia in famiglia che nelle istituzioni, nonché sul web. Ringrazio anche il mio amato Karl Popper.

4 commenti su questo articolo:

  1. Marcella Geraci ha detto:

    Quest’articolo mi piace, dall’inizio alla fine. E a proposito della fine, in merito alla riflessione sull’errore, mi sento di consigliare un bel libro di Thomas Bernard, intitolato “Antichi maestri”. Perchè gli errori non debbano mai essere considerati una fine tragica, ma un punto di partenza per costruire.

  2. Silvana ha detto:

    Cara Ornella è un ottimo articolo che chiarisce e rende chiare molte cose.

  3. silvia ha detto:

    Cara Ornella, non ho esperienza diretta di come vadano le cose nel mondo della scuola, ma per esperienza personale so quanto è prezioso il contributo professionale di quanti lavorano con serietà e competenza nei Centri di Igiene Mentale. Ai complimenti già ricevuti per questo bell’articolo, che condivido pienamente, aggiungo l’augurio di continuare sempre con lo stesso coraggio civile a svolgere il delicato compito a te affidato.

  4. rossella caleca ha detto:

    Ornella,il tuo articolo è bellissimo e mi trova ampiamente d’accordo, soprattutto sulla diffusione del pensiero paranoide che cresce e ingloba le menti come un “Blob” (ricordate il film?) e trova nel web il migliore terreno di coltura. Conforta condividere, e soprattutto ricordare che questo nostro lento e difficile seminare salute è più che mai necessario.

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