riflessioni di una tredicenne, parte seconda

10 gennaio 2014 di: Maria Chiara Maimone

Storia – STUPRO DI GUERRA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La violenza carnale è diventata in epoca contemporanea, per gli eserciti, una vera e propria arma per colpire la popolazione civile. La violenza sulle donne ha rappresentato uno dei prezzi più alti che un popolo ha dovuto pagare per la sconfitta e l’occupazione militare. Alla fine di ottobre del 1917, a seguito della disfatta di Caporetto (24-25 ottobre), ben 250.000 civili furono costretti a fuggire mentre 900.000 rimasero sotto il dominio dei nemici. Dopo la guerra in Italia si formò una prima Commissione d’inchiesta, la quale fece un resoconto anche delle violenze subite dalle donne. Fu più approfondita la documentazione raccolta dalla successiva “Reale Commissione d’Inchiesta” pubblicata tra il 1920 e il 1921. Il lavoro di quest’ultima commissione, istituita nel novembre 1918, che doveva servire solo a sostenere la richiesta di danni dell’Italia alla Conferenza di pace, attribuiva agli stupri la qualificazione giuridica di “delitti contro l’onore femminile”.

La reticenza a parlare di tali esperienze traumatiche da parte delle donne, accompagnata da quella della comunità locale, preoccupata di attirare troppo l’attenzione su di sé per eventi di tale specie, rese meno attendibile il quadro finale. Si commise il grande errore di fare svolgere a uomini l’interrogatorio delle vittime, provocando una comprensibile reticenza per pudore e vergogna e favorendo il processo d’occultamento. La maggior parte delle violenze furono registrate nella prima fase dell’invasione, soprattutto nel novembre 1917.

Dopo il [passaggio del] controllo sulle zone occupate dal comando militare tedesco a quello austro-ungarico le violenze diminuirono considerevolmente. Ci furono inviti ai comandanti ad intervenire con maggiore severità nei confronti dei soldati colpevoli di simili crimini. Secondo le testimonianze raccolte furono innanzitutto i militari tedeschi ed ungheresi, seguiti da bosniaci e croati, a rendersi responsabili delle violenze carnali, facendo anche omicidi e torture.

I CASI SONO NUMEROSI

In provincia di Treviso, “due soldati ungheresi, per violentare più tranquillamente una giovinetta, che curava il padre infermo a letto, uccisero con i calci dei fucili quest’ultimo”. In provincia di Belluno una donna e la figlia di quattro anni vennero violentate ed assassinate da soldati austriaci nel loro negozio. In un paese vicino alcuni soldati, per violentare una madre, le strapparono la bimba dalle braccia e gliela gettarono fuori della stanza, uccidendola.

Ad essere stuprate furono innanzitutto le donne trovate nei casolari isolati che, per ordini militari, non dovevano tenere le porte chiuse. Le donne molte volte si rifugiavano negli edifici pubblici e religiosi (nei municipi, Chiese ecc.). Altre volte, avvisate del passaggio dei soldati, si nascondevano nei campi, nei fienili o nei boschi. Non sempre questi luoghi misero le donne al sicuro. Minorenni, bambine e vecchie, nessuna sfuggì alle aggressioni. Stupri di bambine e ragazze furono spesso compiuti sotto gli occhi piangenti delle madri. Gli stupri di gruppo furono la maggioranza. Dai casi esaminati viene dichiarato che la maggior parte degli stupri vennero eseguiti da 3-6 militari. A volte si ebbero violenze praticate anche da dieci soldati. Tra i danni riportati dalle donne furono numerosissimi i casi di malattie veneree contratte.

La natura delle violenze non fu il risultato di “un piano preordinato” dei comandi nemici, né ebbe quei significati di “arma sessuale”. Il livello raggiunto, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo degli stupri, fu impressionante: ciò fu innanzitutto dovuto alla scarsa utilità della giustizia militare ed alle impunità di cui godettero soldati e ufficiali colpevoli. Spesso si volle ampliare lo spazio della colpa delle donne, come se avessero accettato le lusinghe di soldati e ufficiali in cambio di doni e di cibo. Comunque, in conclusione, le vicende delle donne vennero tenute in considerazione solo ai fini della quantificazione dei danni arrecati dalle truppe di occupazione, per sottolineare la violenza subita dalle comunità e non per documentare le conseguenze fisiche e psichiche delle vittime, cui si rivolse meno attenzione.

1 commento su questo articolo:

  1. Ornella Papitto ha detto:

    “Delitti contro l’onore femminile”. Il sangue versato, la vita strappata con la violenza, la sofferenza marchiata nel pensiero, questi delitti sono considerati ancora oggi reati contro l”onore’. Non si può spiegare altrimenti. Definizione attualissima. Altrimenti ci sarebbero state altre leggi contro la violenza sulle donne. I fatti contano… e sono le morti violente quotidiane.

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