capitalismo nostrano, che fallimento

4 gennaio 2014 di: Ornella Papitto

Oltre alle macerie dei vari tentativi per racimolare i fondi necessari per evitare di emulare la Grecia, rimane nella polvere il capitalismo italiano, quello nostrano. Venti anni di capitalismo sfrenato, senza regole, anzi di distruzione di quelle poche regole che in un paese civile vengono riconosciute ed accettate da tutti, da destra e da sinistra.

L’illusione e l’apettativa del capo della Confindustria per un capitalismo migliore, efficiente, redditizio, europeo, sono svanite. Rimangono le sue rughe d’espressione, la sua rabbia, per la presa in giro colossale e mondiale messa in atto dal suo referente capitalista, nonché capo del Governo, nonché uno degli uomini più ricchi d’Italia e del mondo. Il capitalismo puro in Italia non è mai esistito. E’ stato sempre un capitalismo assistito dallo Stato, che ha elargito a piene mani senza mai chiedere il rendiconto. La politica capitalistica italiana è fallita. E’ apparsa in tutta la sua miseria. Totale incapacità di trovare strategie adatte per avvicinare l’Italia all’Europa, quindi impossibilità di progettare e di programmare interventi adeguati.

I politici della maggioranza sono nudi, sono “dilettanti allo sbaraglio”, così mi sono sembrati questi giorni, quando hanno cercato di imbrogliare migliaia di cittadini che avevano ben pagato anticipatamente il riscatto degli anni di laurea e del servizio militare. L’idea che gli anni di studio non siano considerati lavoro, quindi “fatica”, fa capire come quelle stesse persone che hanno deciso così per noi, siano analfabeti.

Negare la fatica dello studio equivale ad affermare che la fatica fisica sia superiore a quella psichica e quindi considerata superiore. Vorrei ricordare a quei politici analfabeti che studiare è un atto che va contro la nostra natura animale. Studiare è estremamente faticoso, talmente che, purtroppo, solo una minima parte degli italiani continua a studiare, dopo il diploma. Pensiamo a tutti i giovani che né studiano e né lavorano! E’ vero che il titolo non garantisce un lavoro adeguato alle aspettative, ma lo studio è un percorso di crescita personale alla quale nessun bipede del regno animale dovrebbe mai rinunciare. Allora far credere che lo studio non sia “fatica” come lo è un qualsiasi altro lavoro, questo è mistificante.

Mi sembra veramente un concetto di bassa Lega e un atto di difesa dei lavoratori del Nord contro i laureati del Sud. Non credo che ci sia nessun spunto delirante. Per favore, rispetto per tutti, per chi studia seriamente e per chi lavora onestamente.

1 commento su questo articolo:

  1. rossella caleca ha detto:

    Un ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori e al valore, all’importanza dello studio… Il cosiddetto “capitalismo” italiano sembra vivere in un intreccio smagliato e contraddittorio di ostacoli e privilegi, in cui però molte imprese non riescono a crescere per mancanza di politiche adeguate e di valorizzazione del merito di chi lavora e di chi ha studiato e studia.

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