riflessi d’autunno

10 novembre 2013 di: Francesca Traìna

«Mi ricorderò di quest’autunno» è un bellissimo verso di Sinisgalli. Lo recupero alla memoria ora che l’inverno tarda ad arrivare e lo scirocco ancora sferza le coste siciliane mentre più a nord le frane e l’acqua decretano morte e distruzione.

Il rito delle foglie increspa i mattini appena dorati ma l’anima respira odori umidi di erba.

In periferia già si avverte la fragranza del vino e dell’olio; i loro colori sono quelli dell’autunno e delle sue foglie cangianti: dal rosso-bruno al giallo, dal marrone al verde fino alle diverse gradazioni del viola. Colori sfumati ai quali dovremo ancora dare un nome.

Solo se si è, come Whitman, “sensibili alle foglie” si potrà apprezzarne la trama sottile, a volte sgranata, dove sono impressi – come sul palmo della mano – i segni della vita, le linee del destino. Così sussurra la giovane zingara che quei segni legge e interpreta a chi le offre qualche euro.

«Ora passa e declina, / in quest’autunno che incede / con lentezza indicibile, / il miglior tempo della nostra vita / e lungamente ci dice addio». Così Cardarelli scrive l’ineffabile commiato dalle stagioni, ma anche dalla concretezza e materialità della vita quasi invitando a ripensarne il senso mentre il tempo fluisce e solo pochi tenaci sentimenti resistono al suo trascorrere.

Il “sentimento del tempo” in ciascuno/a di noi dimora, scorre nelle vene come il canto delle stagioni, quel canto che accompagna l’umanità nel cammino verso un dove sconosciuto.

E oggi l’aria ha un sapore fresco.

Le case sono aperte al mattino, all’aria leggera che sorvola piazze e vicoli ed entra dalle finestre spalancate.

E oggi è il crepuscolo di un anno che si avvia alla fine; un anno tumultuoso e furibondo, acquiescente e violento, corrotto e insensato ma che fra nebbie ancora fitte discende in altre profondità.

Qualcuno/a ha tradito più e più volte. Qualcuno/a ha detto parole bugiarde, promesso amore e restituito cenere, sbranato l’anima di chi credeva che non fosse gioco l’azione prolungata dei giorni e degli anni.

E ora si raccoglie la vacuità di un tempo mai vissuto invano perché, laddove sembra consumarsi l’attesa, nei sotterranei della mente, nell’operosità dell’ape e della formica, resta la tensione che, superando la speranza, pone l’urgenza di un cambiamento che partendo da noi cambi il mondo.

5 commenti su questo articolo:

  1. Paolo.R.Russo ha detto:

    Oggi è la prima giornata in cui l’autunno, cioè il preambolo dell’inverno, si fa sentire, questa poetica prosa ci aiuta a sperare sebbene in Sicilia c’è solo disperazione e qualche utopistico tentativo di normalità.

  2. Maria Grazia ha detto:

    leggo con piacere l’articolo di francesca. da tempo non mi capitava di leggere i suoi articoli. sono sempre belli e poetici. complimenti e scrivi ancora.

  3. Daria D'Angelo ha detto:

    Bellissimo Francesca, bella questa “autorizzazione” a recuperare i tempi che sembrano trascorrere invano mentre nei sotterranei della mente “coviamo” i segnali di un cambiamento, che non piò partire se non da noi.

  4. silvia ha detto:

    Anch’io sono stata catturata dal fascino evocativo di questa prosa poetica che mi ha fatto pensare alla musica del trascorrere del tempo che non è solo il tichettio di un orologio ed al mistero di una vita che non muore ma sempre rinasce, mentre noi rimaniamo sospesi tra ciò che è stato, nel bene e nel male, e ciò che deve ancora avvenire e rappresenta il nostro impegno futuro. Grazie, Francesca

  5. Guido ha detto:

    uno spaccato suggestivo di atmosfere che viviamo ma delle quali non sempre ci accorgiamo. Questo articolo, così ben scritto, mi ha emozionato e mi ha aiutato a guardare meglio i colori di una stagione bella e malinconica.

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