non è Dickens e nemmeno Hugo

7 novembre 2013 di: Clara Margani

La signora Palvir viene dal Punjab e vive in Italia da 15 anni. Lavorava in un ristorante che per la progressiva diminuzione dei clienti sta per chiudere e tutto il personale è stato licenziato. Da un mese è stata abbandonata senza una ragione apparente dal marito, che è scomparso con tutti i loro risparmi. E’ stata abbandonata anche dal figlio di 19 anni, che le ha negato il suo aiuto ed è andato a vivere con la fidanzata. E’ rimasto con lei il figlio minore, un bambino di 9 anni.

Dopo l’abbandono ed il licenziamento ha dovuto rinunciare all’appartamento in cui viveva e cercare alloggio e lavoro, chiedendo aiuto ai componenti della sua comunità molto consistente nella località in cui vive, senza però far sapere di essere rimasta sola con il bambino, perché lo vive come una vergogna. Per questo ha fatto ricerche molto caute del marito che non hanno portato a nulla.

Per fortuna ha trovato lavoro come badante presso una signora novantenne, la cui figlia è la sua datrice di lavoro, la quale molto munificamente le ha concesso in affitto un appartamento adiacente al suo, composto di una stanza e di un bagno più uso di cucina (quella della datrice) alla cifra di 250 euro, le ha imposto il pagamento delle bollette e una retribuzione che si aggira (ma non è ancora sicuro) tra i 500 e i 600 euro per un impegno giorno e notte e per tutti i giorni della settimana, giustificando tutto ciò con la presenza del bambino che consumerebbe l’acqua, la luce, il gas e forse anche l’aria che entra dalle finestre dell’appartamentino e che potrebbe rallentare il lavoro della mamma.

Per il momento l’erogazione dell’acqua e della luce non è stata ancora riattivata per cui Palvir e suo figlio vivono a lume di candela e non possono lavarsi però, dice Palvir, almeno stanno insieme e lui può frequentare la scuola elementare.

Rimpiange l’appartamento dove abitava che era grande, luminoso, comodo anche se era ad un piano alto e senza ascensore e lei faceva fatica a fare le scale. Il suo sguardo è triste, la sua pelle ambrata è sciupata e i suoi capelli nerissimi opachi. Il bambino la segue sempre nei suoi spostamenti, ha i suoi stessi occhi tristi e non ha voglia né posto per giocare. La maestra si lamenta perché durante le lezioni si distrae e non comunica con gli altri bambini.

Non ci troviamo nell’Ottocento, nell’Inghilterra di Dickens o nella Francia di Hugo, ma in una città di provincia dell’Italia centrale e l’anno della sofferenza di Palvir e del suo bambino è il 2013.

3 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    spero che la maestra di Palvir riesca a leggere negli occhi tristi del suo piccolo alunno il rimpianto per una vita che non potrà più vivere e la speranza di un avvenire che non sia a lume di candela e senza acqua per sciacquarsi il viso prima di andare in una scuola dove continuerà a non comunicare con i suoi fortunati coetanei che si fanno la doccia tutti i giorni, anche con riluttanza e che sono inondati di luce proveniente da diverse fonti, anche troppe…..

  2. Ornella Papitto ha detto:

    La mancanza di generosità è la forma più odiosa nell’esistenza di un essere umano. Quella donna che approfitta delle disgrazie di Palvir è una costante nella società italiana, abituata a battersi il petto. Ma il cuore non risponde… Vergogna.

  3. Maria ha detto:

    Di storie così ce ne sono a migliaia purtroppo, ma si sviluppano silenziosamente e nell’indifferenza di molti. Ha fatto bene Clara a parlarne.

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