via Castellana Bandiera vista da nord

6 ottobre 2013 di: Rita Annaloro

Bello il film di Emma Dante, anche per chi non capisce il palermitano e i palermitani, pieno di sfumature e toni delicati, sotto la scorza del solito quadro di incivile degradazione, di cui forse noi palermitani siamo un po’ stufi.

Ma la storia non detta di Samira e quella raccontata a tratti di Rosa, potrebbero essere ambientate ovunque, dall’India all’Irlanda, dalla Corea alla Francia, in situazioni estreme mostrate da registi coraggiosi come Kim Ki Duk, i fratelli Dardenne o Anghelopulos. Soprattutto la scena finale ci fa venire in mente il tono sobrio e tragico della Recita del regista greco, il tempo che dilata lo spazio inghiottendo i personaggi nell’eternità delle loro storie: l’arcaico conflitto madre-figlia-marito/compagna, esibito davanti ad un coro di testimoni e coprotagonisti, la lotta per il predominio animalesco sul territorio, l’assurdità e la bellezza della lotta quotidiana per la sopravvivenza, anche in mezzo al traffico, anche nelle circostanze più difficili. E poi l’affinità elettiva, per un nipote o un’amante o un’estranea, che dà senso alla nostra vita e ne guida i passi incerti: tutto questo ha mostrato Emma Dante nel suo primo film dove il vociare copre ciò che non si può raccontare.

1 commento su questo articolo:

  1. Simona mafai ha detto:

    Bellissima, intelligente e profonda recensione!

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