la laica Maraini racconta santa Chiara

30 ottobre 2013 di: Anna Trapani

Da qualche tempo, grazie alla elezione di Papa Francesco, la sua catechesi, il recente viaggio ad Assisi, si parla di san Francesco e delle sue opere. Non così di Chiara di Assisi, sua contemporanea e concittadina. Colma la lacuna il bel libro, edito da Rizzoli, appena pubblicato da Dacia Maraini: “Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza.” Il saggio, che presenta spunti di grande interesse anche dal punto di vista storico e sociale, nasce da una lunga e insistente corrispondenza tra una giovane diciannovenne di origine siciliana e la scrittrice. La giovane, Chiara Mandalà, tra dissertazioni su di sé e la sua famiglia, chiede in pratica alla Maraini di scrivere sulla santa da cui prende il nome quasi volesse con ciò chiarire a se stessa chi è e cosa vuole dalla vita. Le scrive senza tanti preamboli che lei è una “seconda scelta” perché prima ha scritto a Vincenzo Consolo senza ottenere risposta, forse a causa della sua malattia.

L’autrice, che definisce non a torto la sua interlocutrice “una strana creatura” rifiuta l’incarico dato che della santa, del periodo storico in cui visse e operò non sa nulla né le interessa. Ma l’insistenza della ragazza produce i suoi frutti e il tarlo della curiosità si insinua nella Maraini che comincia a documentarsi e, infatti, in coda al libro troviamo una esauriente bibliografia. Il corpo centrale del libro in cui da laica Dacia Maraini tratta di Chiara e del suo tempo è in forma di diario, scrittura da sempre tanto cara alla letteratura femminile. Santa Chiara nasce da nobile famiglia nel 1194 e ancora ragazza decide di assumere uno stile di vita all’insegna della assoluta povertà in ciò supportata dall’aiuto di san Francesco. Proprio questo della povertà è uno dei punti su cui maggiormente si dilunga la scrittrice. Chiara e le sue consorelle (chiamate Clarisse dopo la sua morte) vogliono vivere senza possedere assolutamente nulla. E in quei tempi turbolenti, nota Maraini, questo della povertà assoluta in contrasto con la Chiesa opulenta, investì vari ordini o pseudo tali come, per esempio, i Catari e gli Albigesi. Propugnavano la stessa cosa ma ponendosi con estremismo ancora più totale fuori dalla Santa Madre Chiesa; ciò li portò alla totale distruzione da parte della Chiesa. Francesco e Chiara, invece, riuscirono, non senza difficoltà, a rimanere nell’alveo della Chiesa e furono accettati. Scrive Maraini che anche san Domenico si era ispirato ai Catari per fondare l’ordine dei Domenicani (povertà, umiltà, carità, castità). Divenuti però i più feroci tra gli inquisitori. Altro punto su cui si sofferma l’autrice è la lunga malattia di Chiara che la porterà per molti anni a non poter camminare e vivere sdraiata su un pagliericcio posando la testa su un sasso di fiume. In tale stato la coglierà la morte il nove agosto 1253. Nel 1255 sarà canonizzata da Alessandro IV.

Sembra quasi di intuire tra le righe di Maraini la larvata possibilità di una malattia, come diremmo oggi, psicosomatica. Ecco le sue parole: “…forestiere lo sono state le sorelle di San Damiano, a se stesse prima di tutto e al mondo certamente. Ma pellegrine mai. E’ per questo che le gambe di Santa Chiara si sono pietrificate? Per mostrare al mondo che, pur rinchiuse, pur mutilate, pur incatenate, esse sapevano camminare, e pellegrinare santamente per strade che non sono terrene?” Il libro si chiude così come si era aperto: con la corrispondenza tra Dacia Maraini e Chiara Mandalà che si rifà viva al momento della chiusura del saggio. La ragazza confessa di aver spiato la scrittrice mentre scriveva grazie ad un programma che permette di entrare nel computer altrui e conclude con una notizia che sorprende Dacia Maraini: si farà monaca naturalmente come Clarissa.

2 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Grazie per questo bell’articolo.

  2. Rossella ha detto:

    Un bell’articolo e un libro che non conoscevo, l’ho già comprato e cominciato a leggere un grazie a chi l’ha segnalato

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