il silenzio degli innocenti

4 ottobre 2013 di: Marcella Geraci

Silenzio. Non viene in mente altro di fronte all’ecatombe di Lampedusa, la più tragica degli ultimi anni. Bambini con le scarpette ancora nuove, che avrebbero dovuto inaugurare una vita più bella e donne e uomini giovani, pieni di speranza. Nessuno osi chiamare disperato chi fugge dalle guerre e dai contesti di fame, perché sono proprio le speranze che spingono a partire e a bussare alla porta del Mediterraneo, ancora una volta chiusa non per colpa dei tanti lampedusani che hanno prestato soccorso e pianto tutte le loro lacrime davanti ai morti. Le speranze dei migranti sono come le nostre, fatte di lavoro, casa, famiglia, le stesse speranze che hanno spinto i nostri cervelli migliori a partire e i tanti giovani del Sud a cercare al Nord la propria sussistenza. Oggi quelle speranze sono morte, racchiuse nelle vite di chi non ce l’ha fatta. “Sono nato e sono morto in ogni paese” dice la canzone di Ivano Fossati “e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi”. Le strade anguste e provinciali, che la nostra visione arcaica e intollerante ci porta ancora a vedere, nonostante i grandi mutamenti che ci hanno interessato in questi anni, per fortuna non esistono più. Le migrazioni sono invece la nostra questione epocale e portano con sé grandi interrogativi. Potremo un giorno essere trattati da esseri umani in qualsiasi parte del mondo ci troviamo? La strada è ancora lunga e oggi è accaduta una sciagura di proporzioni immani. Ma è proprio questa l’unica strada possibile, anche per rendere giustizia a queste morti ingiuste.

4 commenti su questo articolo:

  1. rossella accardo ha detto:

    … da “PROGETTO SICILIA” :La Sicilia , ponte tra l’Europa ed i paesi sottosviluppati africani e non solo, deve diventare il tavolo di confronto intorno al quale invitare tutti i rappresentanti degli stati europei per la gestione di una sana politica Euromediterranea.
    La colonizzazione compiuta dai Nostri predecessori assetati di potere lascerà il posto alla realizzazione di OASI EUROPEE, “impiantate “ nel Sudan, Nigeria, Congo…che costituiranno esempio di civiltà avanzata sia tecnologicamente che eticamente.
    Il Mar Mediterraneo tornerà a raccontare di “miti e leggende” ed i viaggi della speranza non lasceranno più spazio al cimitero sommerso quale oggi è diventato il Mare Nostrum!

    • Gabriella ha detto:

      .. perfettamente in linea con il suo pensiero! Occorre una politica del “fare”, basata sul rispetto per l’altro. E in quale modo? Vedremo quale sarà la risposta delle istituzioni [tutte]. La questione sull’ immigrazione ritengo debba rientrare tra le priorità in Parlamento.

  2. silvia ha detto:

    Non ho parole mie, mi riempie il cuore solo un grande silenzio fatto di rispetto e preghiera. Ma dedico a tutte le vittime di ieri e di sempre i versi di Charles Baudelaire:
    “Lo straniero”
    Chi ami di più, o uomo enigmatico? Dì… Tuo padre, tua madre,
    tua sorella o tuo fratello?
    Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
    I tuoi amici?
    Usate una parola il cui senso mi è rimasto ignoto fino ad oggi.
    La tua patria?
    Non so sotto quale latitudine sia.
    La bellezza?
    L’amerei volentieri, ma dea ed immortale.
    L’oro?
    Lo odio come voi odiate Dio.
    Eh! Ma che ami, dunque, o straniero straordinario?
    Amo le nuvole… le nuvole che passano… là, lontano…
    le nuvole meravigliose.
    Chissà se sono state proprio le nuvole l’ultima immagine che hanno visto i loro occhi, quelle nuvole che non conoscono confini e viaggiano libere nel cielo

  3. Marisa ha detto:

    Non è solo un problema nostro ma come ha detto il ministro Alfano (chi doveva dirlo che avrei dato ragione ad alfano) di tutta l’Europa noi siamo il primo di civiltà , quanto dolore e quante speranze distrutte.Un abbraccio anche agli abitanti dell’isola che sono tutti eroici nell’aiutare

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