il riscatto delle donne saudite al volante

24 ottobre 2013 di: Silvia Romanese

Il rapporto tra donne e motori è stato fin dall’inizio molto controverso, a partire da alcuni stereotipi studiati ad arte per mettere in cattiva luce la nostra capacità a gestire la situazione. Infatti si poteva andare dal generico “chi dice donna dice danno”, per giungere all’affermazione “donna al volante pericolo costante”. Quanto mai falso! Da anni gli studi delle compagnie assicurative confermano che la percentuale degli incidenti causati dalle donne è nettamente inferiore a quella degli uomini, perché più prudenti e con un maggiore livello di attenzione alla guida. Pazienza se poi, di tanto in tanto, qualcuna cede alla debolezza di darsi gli ultimi veloci ritocchi al trucco, approfittando di un semaforo rosso…

Pare che la prima donna in Italia ad ottenere la patente sia stata la torinese Ernestina Prola, nel 1907. E’ passato più di un secolo, eppure tutt’oggi esistono dei paesi in cui alle donne viene negato il diritto alla guida, come in Arabia Saudita.

A partire dagli anni ’90 ci sono state varie iniziative rivolte al superamento di tale discriminazione di genere, in seguito alle quali le attiviste sono state arrestate, hanno subito pene corporali, oppure perso il lavoro mentre il loro comportamento veniva pubblicamente stigmatizzato nei sermoni religiosi.

Ora è stata lanciata la campagna “26 ottobre”, giorno in cui le donne saudite si daranno appuntamento al volante, sono già pervenute oltre 2 mila adesioni, ma si temono ritorsioni da parte delle autorità.

Anche questa battaglia s’inserisce in quel faticoso e più generale processo di emancipazione che parte da lontano, nel quale la donna ha imparato che deve sapersi conquistare ogni cosa con coraggio e determinazione, pronta a pagarne di volta in volta il prezzo in prima persona. E’ forse un processo lungo e molto lento, ma una volta avviato è inarrestabile ed anche i governi dei Paesi più arretrati, riguardo alla condizione femminile ed alle fondamentali libertà personali, dovrebbero farsene una ragione.

Non lasciamole sole. Il prossimo 26 ottobre, quando saliremo in macchina e gireremo quasi automaticamente la chiave di accensione della nostra auto, pensiamo per un attimo alle tante donne saudite per le quali questo stesso piccolo gesto, per noi banale e quotidiano, sarà invece un atto di sfida e ribellione.

4 commenti su questo articolo:

  1. gemma ha detto:

    io negherei il diritto alla guida a coloro che alzano il gomito e causano incidenti
    a coloro che non hanno senso civico e mettono a rischio la vita degli altri
    a coloro che usano il mezzo privato per spadroneggiare sulle strade di tutti
    l’automobile è un mezzo di trasporto che possono e devono utilizzare in modo consapevole
    tutti gli adulti che ne riconoscano l’utilità, uomini o donne che siano
    non posso pensare che la guida possa essere considerata discriminatoria
    se non per le categorie sopra elencate

  2. Ornella Papitto ha detto:

    Maschi insignificanti che tengono “in scacco”, prigioniere, le loro madri, mogli e figlie! Maschi mediocri, disgustosi.

  3. Silvia Romanese ha detto:

    Tornata a casa sento alla radio che le donne saudite si sono viste costrette a rimandare la giornata di protesta! E pensare che solo di recente è stato loro riconosciuto il diritto ad andare in… bicicletta! (dedicato proprio a questo tema ricordo il film di Haifaa Al-Mansour “La bicicletta verde”)

  4. Ornella Papitto ha detto:

    … certo, così non possono passare la frontiera… Troppa ignoranza nei maschi. Da dove iniziamo?

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