effetti collaterali delle tragedie del mare

23 ottobre 2013 di: Daria D’Angelo

L’esigenza dell’incontro con oggetto “Lampedusa e l’immigrazione clandestina”, tenutosi il 18 ottobre a Palermo nei locali della Biblioteca A. Gramsci, è nato dal grido di dolore lanciato dalla dr.ssa Enza Malatino che da 14 anni esercita la sua professione di psichiatra presso il centro di accoglienza immigrati di Lampedusa. Le tragedie del mare, e quest’ultima in particolare, rendono sempre più insopportabile la vita quotidiana dell’isola per operatori e abitanti. Hanno partecipato all’incontro i rappresentati di molte associazioni come Mezzocielo, Luminaria e i comitati Piudonnepiupalermo e Cobas antirazzista, per dire basta alle morti nel Mediterraneo e associarsi a sostegno delle lotta dell’isola affinché le autorità competenti, a livello nazionale e comunitario, mettano in atto misure che diano senso alla vita e non permettano la strage di esseri umani in movimento per la vita.

La dottoressa Malatino ci ha chiesto aiuto, perché quotidianamente affranta e sconvolta dalla disperazione dei vivi, vorrebbe fare qualcosa per tentare di arrestare o almeno arginare quello che lei, a ben ragione, definisce un eccidio. I problemi e la sensibilizzazione a vasto raggio necessitano di un gruppo coordinato che affronti un percorso di iniziative, un comitato che elabori proposte al fine di produrre un documento, e la possibilità di una manifestazione, a breve, o di altre iniziative future per far sì che, passato il coinvolgimento emotivo, non si scivoli di nuovo nell’indifferenza. Enza ascolta ogni giorno racconti di esasperazione, violenza e crudeltà, senza mai perdere di vista un principio: la storia di una persona è la storia di tutte le persone sotto questo cielo. Lo fa chiedendosi a chi conviene questo traffico di donne e di bambini, ascoltando casi di cannibalismo per sopravvivere nel viaggio verso la morte nel mare Mediterraneo, lo fa pensando a quali interessi di prostituzione e traffico di organi possano esserci dietro questo immondo commercio. Non riesce più, però, a restare testimone inerme, non può più accettare il pensiero che non si possa fare niente. Si può. Non è più concepibile affidare uomini, donne e bambini al caso e a scafisti che li spingono in mare a colpi di frusta. L’assistenza ai profughi si organizza in altro modo: con ponti navali o aerei, con centri di Reclutamento Europeo, con proposte per semplificare le leggi del ricongiungimento familiare in tutta Europa. Il traffico nel canale di Sicilia va assolutamente fermato. Quello che accade sulle spiagge libiche e a Lampedusa offende la dignità dei migranti e non aiuta la crescita civile del nostro paese.

Dobbiamo agire sulla “globalizzazione dell’indifferenza”, come ha detto Papa Francesco. Esistono dei limiti oggettivi nell’accoglienza, imposti da una reale capacità di “fare spazio”, che possono risolversi solo con un serio impegno e una precisa volontà da parte non solo dell’Italia, ma di tutta l’Europa.

Il controllo costante della frontiera marittima attraverso l’Eurosur, il sistema satellitare collegato con alcune centrali operative che si trovano in diversi Stati, può rivelarsi utile ed efficace se usato per tenere sotto controllo i flussi di migrazione clandestina e non come “difesa”. Si è pensato anche di ordinare tutte le iniziative per sollecitare nuove regole e accelerare le procedure di assistenza, di sollecitare la revisione della legge Bossi-Fini che porta i politici a discussioni infinite e non può restare solo polemica, si deve definire, e si chiede, l’eliminazione della legge, non la modifica. Si vuole agire insieme perché passi in maniera forte il concetto che il rispetto delle speranze, dei sogni, dei diritti, dei lutti e dei dolori degli altri, è un dovere assoluto per tutti.

1 commento su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Dove finiscono i migranti giunti in Italia nel medio e lungo periodo? Come vivono, oppure come sopravvivono? Da circa sei mesi cerco di rendermi conto di una realtà poco conosciuta ai più. I servizi Caritas di Roma offrono sul territorio una rete di aiuto, sostegno ed accompagnamento attraverso un centro di ascolto per stranieri, mense, ostelli ed un poliambulatorio con dispensario farmaceutico. Inoltre è attivo un servizio (Ferite invisibili) rivolto in particolare a migranti e rifugiati vittime di violenza e tortura, in cui operano medici psichiatri, psicologi, mediatori culturali e volontari. Immagino lo sconforto della dottoressa Enza Malatino nell’entrare in contatto quotidianamente con tante storie di sofferenza e sentire che le forze e le risorse a disposizione non bastano a trovare risposte sufficienti.

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