la filosofia di Topolino

29 settembre 2013 di: Anna Trapani

Sono cresciuta a pane e Topolino. Da bambina avevo ogni settimana un appuntamento fisso in edicola con tutta l’allegra brigata Disney. Il mio personaggio preferito è sempre stato Paperino: il prototipo dello sfigato. Ma certo mai avrei pensato che si potesse parlare di filosofia attraverso le avventure di Topolino. Invece ciò si avvera nel bel saggio “La filosofia di Topolino” edito da Guanda e scritto da Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della scienza presso l’Università di Milano, e Ilaria Cozzaglio, laureata in Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Il libro, corredato di vignette, scritto con brio e leggerezza, ci presenta un Topolino alle prese con le avventure più mirabolanti insieme ai suoi storici amici: Pippo, Paperino, Pluto, Eta Beta e la storica fidanzata Minni. Il corpo centrale del saggio, infatti, è formato da dodici storie che catapultano il nostro eroe nelle situazioni più disparate tra cui: “Topolino e la casa misteriosa” del 1944-45; “Topolino contro Topolino” del 1953; “Topolino e il deserto del nulla” del 1952-53; “Topolino e l’illusionista” del 1941. Sono notevoli, all’interno di ogni fumetto, i richiami filosofici così come quelli letterari, artistici e scientifici. In “Topolino contro Topolino” è, per esempio, fin troppo scontato il richiamo al socratico «conosci te stesso» e al cartesiano «cogito, ergo sum» poiché il nostro topo si trova faccia a faccia con il suo doppio che pretende di essere il vero Topolino.

Si scoprirà che l’usurpatore altri non è che un volgare malfattore: un topo grigio con le orecchie tinte di nero e camuffato per sembrare il nostro vero e unico Topolino. In “Topolino e il selvaggio Giovedì” del 1940, che si rifà al Venerdì di Robinson Crusoe, troviamo la diffidenza per il diverso, il nuovo che minaccia l’ordine abituale delle cose e il piccolo Giovedì incarna ciò che i filosofi del linguaggio e gli antropologi definiscono “varianza” o “cambiamento di significato”. Scrive Giorello: «Topolino è sempre pronto a cogliere la diversità delle varie forme di vita e a sfruttare la ricchezza che tale pluralismo comporta: queste sono le sue “idee regolative”. Nella stessa storia c’è una vignetta in cui uno sfortunato fruttivendolo vede rovinata la propria mercanzia dalle “attenzioni” di Giovedì ed esclama: “Ma cosa sono io…un personaggio dei fumetti?” E’ uno dei paradossi tanto cari agli scettici che tecnicamente vengono chiamati “dell’autoriferimento”. Mento, cioè dico il falso; ma se è proprio così, allora è vero che sto mentendo, e quindi dico il vero! Ma se dico il vero, allora smentisco che mento, e allora dico il falso!» In “Topolino e il mistero dell’Uomo Nuvola” del 1936-37 quello che in italiano diventa lo scienziato dottor Enigm nell’originale inglese è Einmug che ricorda fin dal nome Einstein. Si tratta, infatti, di una scoperta scientifica distruttiva che lo scopritore occulta perché nessuno se ne impadronisca per fini malvagi. In “Topolino e la casa misteriosa” troviamo anche una vertiginosa minigonna ante litteram indossata da una bellona tutte curve ma cattiva che se la dovrà vedere con l’agguerrita Minni. Insomma un testo interessante ma non solo per gli addetti ai lavori; ci si può divertire con le storie di Topolino da 1 a 99 anni «perché la ricerca, come l’avventura, non ha fine».

2 commenti su questo articolo:

  1. S.V ha detto:

    E’ la prima volta che dopo una recensione io corra a comprare il libro,

  2. annamaria, Z. ha detto:

    Si possono scrivere libri seri con leggerezza: la filosofia di Topolino è un viaggio nella psicologia degli americani, credevo non fosse un libro noto ma da questa recensione vedo che non ha avuto successo solo nel mio gruppo.

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