il racconto del mese: la cassapanca marina

25 settembre 2013 di: Francesca Traìna

La cassapanca, come bottiglia governata da venti e correnti, navigò per mari e per anni finché non venne avvistata da Tommaso il pescatore al largo dell’isola di Ginestra.

Non sapremo mai come la cassapanca, o ciò che di essa restava, giunse fin lì avviluppata in una chioma d’alghe così fitte da averla celata a tutti i viandanti di mare tranne a Tommaso che scrutava quella vastità come fosse una sola goccia racchiusa nei suoi occhi capaci di contenerla.

Era partito prima di tutti gli altri quella sera. Si era allontanato con il suo guscio oltre la linea d’acqua consentita. Sperava di riempire la barca di pescato dopo una settimana vuota di raccolto. La famiglia premeva perché andasse via dall’isola in cerca di un lavoro sicuro, ma lui aveva radici marine così forti che nemmeno il vento più distruttivo avrebbe potuto strapparlo da quei fondali.

Nella notte alta con una luna così bassa da lambire l’onda, Tommaso sperò nella sorte e in quel chiarore seducente. Pettinava lentamente l’acqua tirando via tutto il possibile. Quando accostò la massa d’alghe già albeggiava. Il chiarore lunare cedeva al bagliore del sole nascente che striava il cielo di colori indefinibili. Malgrado il riverbero offuscasse la vista, Tommaso manovrò fino a sfiorare con la prua quella cosa informe. Con rotazioni da esperto marinaio la circumnavigò sbirciandola sempre più da vicino. Staccò un remo e, faticosamente, cominciò ad allentare la stretta delle alghe certo che sotto nascondessero qualcosa. Non riuscì nell’intento, così, con un coltello tra i denti, si tuffò in preda ad un’irrequietezza spasmodica. Tre bracciate e si abbarbicò alle alghe. Con un braccio si tenne stretto alla massa che ora sentiva consistente, con l’altro cominciò a tagliare. Tagliava, tagliava ed il respiro si faceva affannoso. Cosa stava scoprendo? Oddio, forse un tesoro. Velocemente tornò sull’imbarcazione, afferrò una cima, si rituffò. Annaspò fino a trovare uno spiraglio nella cassa. Sì, c’era una maniglia a forma d’anello. Sembrava robusta, forse d’ottone. L’annodò alla cima e cominciò a trainare tutto fino alla barca. Vi risalì e con una forza di braccia straordinaria, dandosi un ritmo vocale, la sollevò lentamente facendola scivolare dentro la barca. Le dita nodose la frugarono in cerca di un’apertura. Più si agitava e più quella scatola perdeva pezzi, si sbriciolava. Stremato ne ebbe ragione. L’aprì. C’erano alghe, tante alghe, molluschi, cavallucci, stelle, pesci, vermi, stracci, corde. La svuotò. Finalmente capì che era una cassapanca, una povera, vecchia cassapanca piena di niente, scampata a chissà quale naufragio. Altro che forziere. Tastò il fondo limaccioso. Sotto le dita sentì qualcosa di diverso rispetto al resto che, in preda all’ira, aveva lanciato in mare. Carta, era carta, un brandello di pergamena molle e annerita. La ripulì ben bene. No, non c’era nessuna mappa di nessun tesoro. Solo due parole appena leggibili: tua Adelina. Si accasciò. Lo trovarono dopo due giorni di ricerche. Gli occhi spalancati fissavano il sole. Tra le mani stringeva un piccolo pezzo di carta.

2 commenti su questo articolo:

  1. Paolo.R.Russo ha detto:

    Anche questo mese il racconto sia come lunghezza sia come contenuti mi è sembrato veramente ottimo.

  2. pippo ha detto:

    complimenti per la fantastica e suggestiva narrazione sulla cassapanca di tommaso.

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