pensieri che vengono…

15 giugno 2013 di: Ornella Papitto

Prepotenza, ipocrisia, vigliaccheria. Sono legate, indissolubili. Dove ne trovi una, ci sono anche le altre due a fare degna compagnia. Sono le tre cellule sociali che mortificano la persona, essere pensante. Siamo sommersi da relazioni prepotenti, da persone che vogliono solo dominare l’altro e spesso non è solo una questione di “genere”. Il prepotente, la prepotente, va immediatamente individuata e resa inoffensiva. Non bisogna andare lontano, basta spostare gli occhi su chi ci sta vicino. La prima cellula può essere la famiglia. L’ipocrisia, male sociale per eccellenza, nasconde la realtà, non la verità (questa è un’altra questione), con l’obiettivo di modificare la realtà a propria convenienza. Bugie, menzogne, negazioni, tutto pur di non assumersi le responsabilità delle proprie azioni. La persona ipocrita è immediatamente pronta a far pagare le conseguenze agli altri: figlio, moglie, marito, genitore… e a scaricare le responsabilità su di loro.

La vigliaccheria è, secondo me, la causa di questi due mali. È nutrimento di comportamenti asociali. Nutre ogni forma di violenza, tutte le volte che un essere, da solo o in gruppo, aggredisce chi non ha la stessa forza per difendersi. È il peggiore dei tre mali, per questo l’ho lasciato per ultimo, perché tendiamo a ricordare sempre le cose più vicine a noi, così non dimentichiamo la causa. Il femminicidio, lo stalking, le violenze fisiche e psichiche si nutrono di vigliaccheria. È la peggiore espressione che l’essere umano possa mostrare di sé. Affermiamolo con decisione e non abbiamo timore di definire una persona “profondamente vigliacca”. Alle radici.

2 commenti su questo articolo:

  1. PATTY ha detto:

    CONDIVIDO

  2. paola lippi ha detto:

    Arrivo decisamente tardi a commentare quest’articolo che, a suo tempo, mi era sfuggito.
    Condivido ampiamente le opinioni di Ornella, con la sua chiarezza nel distinguere e collegare al tempo stesso, prepotenza, ipocrisia e vigliaccheria.
    Personalmente vorrei porre l’accento sulla prepotenza e/o ipocrisia e/o vigliaccheria che può essere esercitata da taluni in modo inconsapevole, senza possibilità di accesso ad una diversa visione di fatti e comportamenti.
    Probabilmente, tutti, sicuramente io, una o più volte nella vita siamo stati inconsapevolmente prepotenti, ipocriti, vigliacchi.
    Credo, però, che la differenza stia proprio in quello che possono essere momentanei cedimenti di cui comunque, soprattutto se aiutati (ma, anche da soli), si prende atto e si fa ammenda e quello che invece è un atteggiamento mentale (quanto, nei fatti, concreto) continuo e, ahimè, resistente a qualsiasi presa di coscienza. La violenza che ne deriva, che non ha nome nel codice penale, a seconda dei contesti e delle forme in cui si esprime può lasciare ferite invisibili ma devastanti fino, in una sorta di spirale distruttiva, a fare dubitare chi ne è vittima della sua stessa capacità di percepire la realtà. Paola Lippi

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