ambulanti boicottati, cibo da strada stroncato

12 giugno 2013 di: Daria DAngelo

Arancine, panelle, crocchè, milza, stigghiola, sfinciuni e ‘pani cunzatu’: tutta una grande varietà di cibo da strada che rischia di sparire. Il sindaco ha firmato, nei giorni scorsi, un’ordinanza con cui estende le zone cittadine in cui si pone il veto al cosiddetto commercio itinerante. Nelle mire del provvedimento non figurano solamente i soggetti che svolgono la professione in nero, ma anche l’ambulante titolare di una licenza itinerante che sosterà su una delle zone vietate dall’ordinanza. Sembrerebbe, fra l’altro, che a Palermo esistano solo tre furgoncini a norma, molti altri non hanno mai potuto investire in questa attività perché, andando a chiedere le autorizzazioni fra mille difficoltà burocratiche, alla fine veniva “consigliato” di restare abusivi. Investire in un mezzo a norma è un rischio perché poi non ti danno il suolo pubblico, visto che non esistono aree attrezzate. Ora, è vero che il sindaco Orlando dovrà trovare una zona per loro, ma pare che l’area vietata vada da Mondello a Sferracavallo, passando per il centro, pertanto verrebbero tutti esiliati in zone assolutamente decentrate e poco praticate, senza più possibilità di farcela. Di contro, a Palermo si lottizzano intere aree della città e si rilasciano contratti centenari ai gestori stranieri che detengono le nostre spiagge. I famosi e caratteristici chioschi esistono ancora soltanto perché furono fatti cento anni fa, e solo tre non appartengono al comune. Così Palermo sta diventando una contraddizione, mandando in estinzione la voglia di assaporare i cibi come il panino con la milza e le altre delizie della cucina da strada, di cui si andava in un certo senso fieri. Chi non raccomanda ad un visitatore di assaggiarli? D’altra parte, lo street food (cibo da strada) è una caratteristica di tutti i Paesi del mondo, anzi, di tutte le città, grandi e piccole, del mondo. E’ come se New York rinunciasse all’hot dog negli angoli delle strade.

Ci sono chef famosi in tutto il mondo che girano le città alla scoperta dei cibi tipici da strada, perché fanno parte dell’identità culturale dei popoli e delle comunità locali. Noi, invece, smettiamo di offrirlo ai tanti turisti che ogni giorno sbarcano a Palermo dalle navi da crociera. E così i commenti diventano inevitabili: – Meglio l’odore acre e la vista desolante dell’immondizia! – Quando noi siciliani cerchiamo di alzare la testa, arriva il sindaco col cognome più palermitano che esista e invece di regolamentarci, ci elimina, stroncando qualche piccola possibilità di lavoro.- Diventiamo tutti parcheggiatori abusivi? Di loro non si parla, né dello stato di abbandono delle strade della città che stanno diventando enormi “gruviere”, o delle difficoltà di usare i mezzi pubblici. È inutile girare lo sguardo per non vedere, sono tanti i bambini che crescono per le strade infestate di sorci e liquami, e se c’è gente onesta, senza lavoro, che vive di bancarella e cerca di fare crescere i propri figli col senso della giustizia, bisogna dare una mano. Palermo è anche questa.

2 commenti su questo articolo:

  1. Daniela ha detto:

    A me pare che qualche impulso distruttivo abbia colpito l’Italia ma la Sicilia in modo particolare, ai turisti poi non viene offerto più nulla neanche la nostra proverbiale ospitalità.

  2. ines ha detto:

    SI Palermo è anche quella delle panelle, dei cibi da strada del profumo delle stighiole,ma tutto questo non riesce a diventare folclore si ferma alla confusione e all’immondizia, mentre il sindaco palermitanissimo cerca di farla diventare” capitale della cultura”

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