e venne il giorno della memoria

23 maggio 2013 di: Rosanna Pirajno

Siamo invecchiati sotto l’albero Falcone, dove ci affolliamo il 23 maggio da ventuno anni e il 19 luglio in via D’Amelio, siamo invecchiati insieme alla speranza di vedere un mondo più giusto, anzi di costruirlo per le nuove generazioni sul sacrificio di quanti hanno dato la vita per questo obiettivo, e sono tanti, uomini e donne che prima per la Liberazione dall’invasore e poi per la liberazione dalle mafie che ne hanno preso il posto, si sono fatti ammazzare pur di non piegarsi. Ancora oggi e fra qualche mese andremo a ricordare le stragi del 1992 che ci hanno fatto crollare il mondo addosso, e ascolteremo scandire i nomi di Giovanni Falcone Francesca Morvillo Paolo Borsellino Rocco Di Cillo Antonio Montinaro Vito Schifani Walter Eddi Cosina Emanuela Loi Vincenzo Li Muli Claudio Traina, il silenzio dalla tromba di una giovane recluta, le commemorazioni gli applausi la commozione gli accenti dei ventimila studenti venuti da tutta Italia sulle navi della legalità i suoni i canti le voci …

E domani continueremo a leggere notizie del Paese Italia che non è cambiato, che ci pare viceversa peggiorato, abitato in prevalenza da gente corrotta volgare ignorante egoista collusa con mafie e malavita e soprattutto gestito da una classe politica che, fatte salve le consuete eccezioni, peggio di così non potrebbe essere. I ragazzi e le ragazze che ascolteranno le parole alate dell’antimafia militante, dove andranno a rifornirsi di esempi di comportamenti coerenti con quelle incitazioni, quei moniti, quei precetti portati a modello e finiti sotto il tritolo che non fu solo di mafia ma di un patto scellerato – non ci sono più dubbi oramai – di mafia/stato? Basteranno, oltre la memoria di tutti gli Eroi di cui è lastricata la nostra storia recente, basteranno gli esempi dei “ragazzi” di Addiopizzo e di Libera, delle cooperative che lavorano sulle terre confiscate alle cosche, dei commercianti e imprenditori che si ribellano alle estorsioni, dei magistrati e forze dell’ordine che combattono il malaffare, insomma di quella minoritaria fetta di società di cui si può andar fieri per avere fiducia nel presente e nel futuro che la società costruisce per sé? Non ne sono sicura ma è comunque una strada da percorrere, nel modo più assoluto, e intanto ancora una volta saremo in tanti a dire che non vogliamo, non possiamo dimenticare. Senza riuscire però a credere fino in fondo che ci sarà un “mai più”, a seppellire il nostro malessere.

2 commenti su questo articolo:

  1. rita ha detto:

    Io credo che invece sia cambiato parecchio nel modo di sentire comune: la mafia è ancora là, ma non è più così invincibile
    e nonostante la crisi economica molti giovani non la vedono più come un sistema per avere successo.
    Certo rimangono i delinquenti e i corrotti, ma la loro vita è meno tranquilla di un tempo, e speriamo che prima o poi il malcostume sia talmente malvisto da vergognarsi di esistere.

  2. mariachiara ingrassia ha detto:

    Guardando questa bella immagine, mi vengono in mente dei versi amari di una canzone: ‘Sono la banda del sogno interrotto di una Sicilia che non c’è”. Nonostante i miei venticinque anni, anch’io, purtroppo non riesco a credere fino in fondo che ci sarà un “mai più”. Ho letto l’articolo con un sospiro rassegnato, alzando le spalle, scuotendo la testa. Anch’io percepisco questa sorta di immobilismo di massa: siamo come paralizzati nel movimento, come una scultura futurista, davanti ad una mafia sempre meno cruenta nei suoi spettacoli dell’orrore, ma sempre più dissimulata dietro i suoi colletti bianchi ben stirati, le scarpe lucide, le tangenti passate sottobanco, le verità insabbiate ed il silenzio. E’ una mafia che inaliamo a piccole dosi, fino a non farci caso. La memoria è uno degli antidoti contro l’assuefazione, ma non solo. Servono la voce, anche, tante voci alte e squillanti, le orecchie tese, un’intelligenza critica che ci renda più uomini e meno burattini, e pure l’azione, sia anche solo la conduzione di una vita onesta intollerante alla disonestà mafiosa, all’accettazione. Del resto, una cosa è cambiata: la parola mafia non deve più essere sussurrata, ha smesso di essere un tabù. Quindi parliamone! Anche la parola è dinamismo e, oggi, resta l’unico mio sorso d’ottimismo, di speranza.

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