due o tre cose sul compromesso storico

5 maggio 2013 di: Simona Mafai

Non si può pretendere da tutte le cittadine e cittadini, specie giovani, una conoscenza di cosa fu il “compromesso storico”, proposto negli anni ’70 da Enrico Berlinguer. Sorprende però che persone di lunga esperienza, giornalisti di fama, ecc. possano paragonare l’attuale governo con il governo del “compromesso storico”, tentato negli anni ’75-79, e peraltro non realizzato, come si sa, “grazie” al rapimento e all’assassinio di Moro.

La proposta del “compromesso storico” s’inquadrava in una ipotesi politica a lungo raggio, mirata ad operare profonde riforme nel paese; riforme che, come diceva l’allora Pci, anche sulla base delle tragiche esperienze del Cile, non si potevano fare con il solo 51% dei voti – ma avevano bisogno di un’ampia maggioranza, basata sull’incontro storico di grandi masse di popolazione di orientamento comunista-socialista e cattolico. Ci furono su tale proposta, nel Partito comunista e nel paese, una infinità di discussioni che nutrirono la campagna elettorale del 1976 per il rinnovo del Parlamento, che si concluse con un grande successo del Pci. Ma tutto finì con l’arenarsi sul governo Andreotti, detto “governo delle astensioni” (il Pci non ebbe ministri in quel governo) e sul successivo, tragico, delitto Moro.

L’attuale governo, invece, non ha prospettive strategiche; è un “governo di servizio”, come ha tentato di chiamarlo Letta; direi – più sinceramente – un “governo di necessità”, frutto (amaro) della “tenaglia politica” determinatasi con le elezioni di febbraio: da una parte l’affermazione di tre blocchi politici quasi paritari, reciprocamente ostili, dall’altra l’impossibilità di fare nuove elezioni perché il Presidente della Repubblica in carica non poteva sciogliere le Camere; e poi, dopo la rielezione di Napolitano, per la inopportunità di rifarle con il “porcellum”, e il comune auspicio di una nuova legge, per fare la quale occorreva comunque mettere in piedi un governo.

Un Governo “di necessità”, dunque; o addirittura “di emergenza”, anche se esso non vuole dichiararsi tale; che non ha elaborato una intesa organica e tantomeno una prospettiva strategica tra i componenti; destinato dunque a vivere e – speriamo – ad operare solo su alcuni segmenti operativi urgenti. Non credo che sia positivo, né giusto, caricare il Governo Letta di grandi attese proiettate nel futuro. Si spera che faccia almeno alcune cose urgentissime: la nuova legge elettorale, appunto; il rifinanziamento della Cassa Integrazione; la riduzione delle spese della politica.

E’ dunque non solo ingiusto, ma risibile, criticare il Pd per aver accettato di far parte di un governo di coalizione, mentre durante la campagna elettorale aveva proclamato di non voler collaborare con il Pdl. Si dimentica che gli elettori nel loro complesso non hanno dato a questa prospettiva i voti sufficienti per realizzarsi. Sono mancati al Pd alcuni milioni di voti che, se ci fossero stati, avrebbero disegnato un diverso sviluppo della situazione politica italiana e consentito il “Governo del cambiamento”, prospettato da Bersani. Ma questi milioni di voti in più non ci sono stati: e voti e numeri sono elementi fondanti la democrazia. Quale era l’alternativa a questo Governo (fragile, di tregua, probabilmente di non lunga durata) che è stato varato dopo le dimissioni di Bersani, che, giustamente, ha registrato l’insuccesso della sua proposta politica e non ha voluto essere “uomo di tutte le stagioni”?

I giovani che “occupano il Pd”, non hanno forse la pazienza di domandarselo. Ma gli altri?

4 commenti su questo articolo:

  1. rita ha detto:

    Grazie della tua generosa pazienza di tramandare la nostra storia recente, troppo spesso mal raccontata.
    rita

  2. Ornella Papitto ha detto:

    Oggi pomeriggio ho scritto una breve riflessione su Il Mulino web.
    Grazie a Simona per la puntuale ricostruzione di un periodo della nostra storia comune.
    Compromesso o convenzione?
    La parola compromesso ha più valenze: un accordo tra privati ratificato da un acconto, in moneta, ossia un contratto preliminare, ma anche danneggiamento, cedimento, ripiego e rimedio.
    In politica non mi piace la parola “compromesso”, non è pertinente, perché mutuata dall’economia.
    Oltretutto, nella specificità italiana, siamo di fronte ad un proprietario privato di un’azienda pseudo-partito e un partito politico di antiche origini, quindi nelle relazioni, anche in quelle politiche, non ci si può riferire alla parola “compromesso” ma occorre cercare un altro termine più appropriato, tipo “patto”, “convenzione”, “intesa “.
    Scelgo la parola “convenzione” perché, secondo me, rappresenta bene la relazione di interesse tra un ente pubblico (partito politico) e un’azienda-“partito”. È troppo, vero?
    Se riusciamo ad assegnare la parola corretta al fenomeno che stiamo studiando, in maniera più oggettiva possibile, potremo, con molta più serenità, ridefinire e riprogettare interventi politici più congrui, senza così cadere in definizioni che contengono giudizi di valore negativi, come la parola “compromesso”.

  3. silvia ha detto:

    Fatti e date costituiscono la storia: 35 anni fa il rapimento e assassinio di Aldo Moro. Era il 1978, IV governo Andreotti. Eppure, proprio in quell’anno così tragico, vennero varate tre leggi di fondamentale importanza:
    legge 13 maggio 1978 n° 180 “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”
    legge 22 maggio 1978 n° 194 “norme per la tutela sociale della maternità e sull’IVG”
    legge 23 dicembre 1978 n° 833 “istituzione del Servizio Sanitario Nazionale”
    Ricopriva la carica di Ministro della Sanità Tina Anselmi (già al dicastero del lavoro nel 1976 durante il III governo Andreotti) . Evento di per sè già di portata storica, dal momento che fu lei la prima donna a diventare ministro in Italia.
    Parafrasando il titolo del tuo articolo, si potrebbe dire: due o tre cose da fare…magari questo governo riuscisse a fare altrettanto!

    • simona mafai ha detto:

      E’ proprio così! Hai fatto bene a ricordare queste leggi positive, fatte da un Parlamento tormentato dove pulsavano tante anime diverse; ma dove ci si confrontava, si dibatteva, e alla fine si decideva (un poco). Tra infiniti contrasti e dolori (in pieno terrorismo) si faceva POLITICA. .

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