todos caballeros

25 aprile 2013 di: Ornella Papitto

L’implosione è avvenuta. Tutti felici, Berlusconi e i suoi onorevoli dipendenti, Grillo e suoi onorevoli cittadini e la carica dei 101, quelli solo disonorevoli. Hanno vinto tutti, anche davanti a Napolitano. Felici continuavano a muovere le mani, non potendosele fregare, applaudivano incontenibili. Nascondevano la gioia di essere sopravvissuti alla catastrofe altrui. È di moda ormai, davanti a un feretro, invece di rimanere in religioso silenzio, applaudire senza senso. Sono contenti che il “trapassato” arrivi prima in paradiso, con la spinta delle loro mani plaudenti? Sono uguali: i berlusconiani, i grilliani e i pavidi, 101, come i famosi dalmata, ma i cani erano simpatici, fedeli, loro no, soprattutto falsi.

Loro hanno silurato l’unico partito che ha cercato, in questo panorama autoritario, padronale, intriso di ordodossia, di affermare modalità basate su parametri più democratici, a differenza della democrazia falsa di Berlusconi e della web-democrazia parziale dei grilliani. La democrazia non piace ancora a tutti quelli del Pd. L’hanno confermato. Ci hanno riconsegnato, allegramente, ai due populisti. Entrambi adottano un sistema di comunicazione aggressivo, punitivo, espulsivo, degno dei peggiori sistemi totalitari sia politici che religiosi. L’intolleranza è la prima nemica della Democrazia. Un grillino viene rimosso, espulso perché ha tradito la norma vincolante: non si va in televisione, non ci si mostra così, perché ci si può esporre al pubblico ludibrio, né alla cattiva figura! Da specificare, in una trasmissione di poche qualità nella quale era difficile non essere all’altezza. Nella storia ci sono tutti i casi possibili di intolleranza e i grilliani, con i berlusconiani, pretendono di rappresentare il Nuovo.

E come risponde il Partito Democratico, ribattezzato in tante divertite espressioni? Con lo strumento della difesa. Ma come si può stare in difesa con due forze che hanno una potenza di fuoco incommensurabile? Non si vince la guerra mettendosi sulla difensiva e facendosi accerchiare, perché se si sceglie la difesa si va a finire sempre all’angolo, come è accaduto nella realtà. La formula è possibilmente un’altra: affermare pochi principi e continuare a ribadirli allo sfinimento, perché se ti difendi, chiunque può strapparti ciò che trattieni, invece se affermi un concetto, nessuno può toglierti niente. Saranno gli altri che dovranno spendere le loro migliori energie per chiudere la bocca al Partito Democratico.

2 commenti su questo articolo:

  1. ELENA ha detto:

    E, NATURALMENTE, NESSUNA CABALLERA!!! MEGLIO COSI’, CHE LE DONNE STIANO LONTANE DA QUESTO INCIUCISSIMO DISGUSTOSO!

  2. Gabriella Alù ha detto:

    La cosa grottesca è proprio il fatto che è proprio a forza di urlare “noi non vogliamo sporcarci le mani” che siamo finiti tutti nella m….
    Quando si è voluta la bicicletta, non resta che pedalare.
    Quelli del PD Si sono sparati sui piedi, quindi adesso zitti e mosca.
    Avevano tutte le carte in mano e le hanno perse tutte (sempre per essere “duri e puri”).
    Francamente non riesco a trovare attenuanti. Quello che succede adesso è tutto effetto del casino che hanno combinato loro.

    In questo momento, l’unica persona che ritengo davvero degna di rispetto è il Presidente della Repubblica (con tutte le maiuscole convinte e non messe a caso) Giorgio Napolitano.

    Lo chiamano (o lo sbeffeggiano?) Re Giorgio II?

    Ebbene, si fossero comportati tutti con un poco più di decenza, noi oggi avremmo un Governo, un altro Presidente della Repubblica e il povero Napolitano si sarebbe potuto finalmente godere almeno qualche annetto di relax e di ristoro.

    Non l’hanno voluto fare? E allora che siano tutti frustati, e che vadano alla macina.

    P.S. Francamente, in questo momento, l’ultino dei miei problemi è il conto delle caballere. Non me ne può importare di meno.

    P.S. n.2
    Io mi aspetto che anche Letta venga impallinato come un tordo. Sempre all’insegna del “siamo duri e puri, ohibò”.
    E poi sì che ci sarà da ridere.

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