nuova luce sull'”attentatuni”

17 aprile 2013 di: Marcella Geraci

Salvatore Mario Madonia, Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino, Lorenzo Tinnirello e Cosimo D’Amato. Tutti irrimediabilmente legati al mandamento mafioso di Brancaccio e già da tempo condannati all’ergastolo. Tutti colpiti da nuove accuse che riguardano la strage di Capaci, “l’attentatuni” del maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre uomini della scorta. Per loro è scattato un nuovo provvedimento cautelare, scaturito dalle indagini condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia di Caltanissetta e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, diretta da Sergio Lari. I nuovi risultati che sfiorano questi “insospettabili”, permettono di riscrivere l’ennesima verità sul 23 maggio 1992, alla luce delle dichiarazioni fornite dai collaboratori Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina. Nella nuova “cantata” dei pentiti sarebbero questi gli otto nomi dei componenti del commando che procurò e preparò i 200 chili di tritolo per l’assassinio del giudice Falcone, esplosivo proveniente da bombe trovate in mare.

«Le indagini non mettono in discussione i risultati investigativi e i giudizi dei precedenti processi» ha tenuto a precisare Lari, durante la conferenza stampa indetta per divulgare gli esiti del nuovo filone investigativo sulla stagione delle stragi, un’unica tela intessuta da Capaci ai Georgofili e alle bombe di Roma e Milano. Un progetto unitario messo in piedi da Cosa Nostra per passare dall’attacco alle istituzioni all’offensiva contro lo Stato, con l’obiettivo di creare le premesse per sedersi al tavolo della trattativa. Le nuove indagini sono state illustrate agli organi di stampa nella sede della Procura nissena, dal procuratore Sergio Lari, dal facente funzioni di procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano, dal direttore della Dia Arturo De Felice e dal responsabile del Centro Dia di Caltanissetta Gaetano Scillia, in presenza del sostituto della Dna Franca Imbergamo e dei colonnelli Letterio Romano, Francesco Papa e Manuel Licari.

Dalle indagini è emersa un’altra nuova verità: la strage di Capaci fu ordinata da Cosa Nostra ed eseguita da mafiosi, senza alcun apporto di mandanti esterni. Ma il fatto che Riina abbia potuto stringere alleanze fuori da Cosa Nostra non è da escludere e dalle indagini continuano a rimanere fuori ancora molti elementi rimasti nell’ombra.

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