l’occasione perduta

5 aprile 2013 di: Rossella Caleca

Quando non si trovano soluzioni, si prende tempo. O si perde tempo: dipende dai punti di vista. La nomina dei due “comitati di saggi” da parte di Napolitano non è piaciuta a nessuno, per molte valide ragioni (una, per me e per tante: com’è possibile che tra i “saggi” non ci sia neppure una “saggia”? Mancano forse donne con competenze paragonabili a quelle dei prescelti?).

Questa decisione sembra presa per dare un segno, sottolineando la persistenza di un impegno, e per coprire un’assenza: quella della politica, del lavoro politico. I “saggi” potranno, forse, arrivare a definire proposte istituzionali ed economiche condivisibili: un lavoro utile anche dopo, è stato detto. Ma a chi? E dopo cosa? Il prossimo Presidente della Repubblica avrà, nella pienezza dei suoi poteri, facoltà di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, oppure di conferire altri incarichi per la formazione di un governo: ma ad oggi, nel cristallizzarsi delle posizioni, non si intravvedono prospettive: nessuna crepa sembra aprirsi tra i veti incrociati di forze politiche irrigidite nella difesa a oltranza dei propri territori. Ma, mentre non si poteva dubitare dell’arroganza di un centrodestra che vuole vincere anche quando ha perso, cercando di accaparrarsi in qualunque modo fette di potere, è amaro constatare come il rifiuto della politica (che è confronto, negoziazione, ricerca di un accordo) da parte del Movimento 5 Stelle ci abbia privati dell’unica occasione possibile di un reale cambiamento.

Anche se, come ha ipotizzato Massimo Cacciari, Bersani avesse fatto un passo indietro, proponendo un altro candidato premier, esterno ai partiti, raggiungere un accordo sarebbe stato comunque improbabile: perché l’alternativa proposta dai movimentisti stava tra un impossibile “monocolore stellato” e l’utopia di un Parlamento capace, senza governo e senza maggioranza al Senato, di varare riforme fondamentali da decenni in attesa di realizzazione. Alternativa patafisica, o delle soluzioni immaginarie: fuori dal prosaico mondo della politica, scienza delle soluzioni concrete.

Più angosciante ancora, anche in prospettiva futura, è vedere come ogni tentativo di manifestare opinioni diverse tra i movimentisti venga rintuzzato immediatamente dal loro dominus bicefalo, pronto a modellare il web a sua immagine e somiglianza, tacciando come infiltrati e sabotatori tutti coloro che in rete osano dissentire dalla sua linea. E’ questa la democrazia 2.0 ? Nella profonda incertezza del momento, spero che questo Parlamento, con o senza l’aiuto dei “saggi”, su una cosa almeno riesca a trovare un accordo: cambiare la legge elettorale. Abbattere il porcellum: una cosa piccola ma buona.

2 commenti su questo articolo:

  1. Fuori dal coro ha detto:

    Sono fuori da qualunque coro, in più sono anche fuori da qualunque brontolio tutto mi sembra molto chiaro noi Italiani siamo senza vergogna, senza memoria, senza dignità: Grillo che cerca e manovra automi è la persona adatta per governarci, alzino le mani gli uomini e si arrendano, noi donne senza SAGGEZZA torniamo a tessere la lana.

  2. Paolo.R.Russo ha detto:

    Non penso sia un questione di genere ma di recessione morale, anche se ci fossero state 8 donne fra i dieci saggi, sarebbe stato ugualmente comico, comunque 10 casalinghe che sanno fare e devono farsi i conti della spesa e della vita ogni giorni,qualcosa in più dell’avvocato di grido, del manager d’assalto.

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