le donne avanzano, ma su un campo minato

10 marzo 2013 di: Simona Mafai

Qualche anno fa sorprese molto e fece discutere un’affermazione di Luisa Muraro: “Il mondo va peggio, ma per le donne va meglio” (intervista di Bruno Gravagnuolo, l’Unità, 30.3.2009). Non oso riprendere questo punto di vista per commentare i risultati elettorali. Però… Il cosiddetto tsunami politico del 24 e 25 febbraio ha portato in Parlamento il 31% di donne. Dieci anni fa, le donne erano il 9.8%. La loro presenza è dunque triplicata, lucrando della scossa assestata del M5S, che ha uno schieramento di deputati e senatori composto per il 38% di donne; e dell’impegno preso (e rispettato) dal Partito democratico, che ha portato nei due rami del Parlamento 153 donne, oltre il 41% degli eletti. Si vedrà se quest’ ampia pattuglia di donne saprà – nel pessimo contesto politico di oggi – dare un apporto originale di concretezza, di energia politica, ed anche di capacità mediatrici, senza farsi emarginare in posizioni laterali. Per le donne dunque, è andata meglio, ma per il resto? Francamente non so – da qui a pochi giorni – quale sarà la situazione in Italia: presenza o assenza di un governo, congelamento dell’esistente, convocazione di nuove elezioni.

Mi permetto di soffermarmi intanto su due elementi. Primo: la parziale, ma sempre molto estesa, riconferma di fiducia nei confronti di Silvio Berlusconi. Che certo ha perso milioni di voti, ma è rimasto il primo partito in sette regioni italiane (e non solo nel Mezzogiorno!). Riporto l’amara osservazione di Umberto Ambrosoli, che, sconfitto nelle elezioni regionali della Lombardia, ha dichiarato: “Gli argomenti della legalità e dell’etica, nonostante tutto quello che è accaduto, sono meno condivisi di quanto ci si potesse aspettare”. Ma molte più domande sollecita l’affermazione del Movimento cinque stelle, terzo come schieramento, ma primo partito in cifre assolute (con oltre 17 milioni di voti, pari al 25,5%). Esso ha saputo farsi portatore della gigantesca ansia di rinnovamento generazionale e di indignazione per i politici che da anni percorreva tutto il paese. Insofferenza e dispetto anche per le mancate riforme del sistema della rappresentanza politica: l’auspicata fine del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, la nuova legge elettorale, l’ordinamento democratico dei partiti. Modifiche indispensabili, annunciate sempre come imminenti, e poi regolarmente rinviate: da quasi mezzo secolo! A ciò si aggiungano le sofferenze per la crisi economica, il disagio per il prezzo da pagare, la sommaria, consolatoria ricerca di un capro espiatorio quale che sia. E la frittata è fatta: la società è saltata in aria.

E’ chiaro che, sia pure con quote di responsabilità molto diverse, tutte le forze politiche hanno le loro colpe. E’ stato immesso per decenni nel motore sociale una quantità enorme di materiale infiammabile, senza che si aprisse alcuna via di scappamento. Percorrere la strada dell’onestà personale e politica, e riformare il meccanismo della rappresentanza è indispensabile e urgente. Altrimenti andremo tutti a fondo: uomini e donne.

1 commento su questo articolo:

  1. Caterina ha detto:

    E’ un’osservazione lucida, complessa ma non di parte, Simona non si smentisce

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